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Sequela

Pensare la fede: la chiesa

Gettare la rete in mare, il resto non conta. Che la fatica ti spezzi in due, non è così importante… A casa, quelle bocche che hanno fame… quelle sì sono decisive.

Loro, il loro ricordo ci spinge in acqua, fa affrontare la tempesta, superare la paura che ti prende, quando l’onda sembra più forte di Dio. E vai avanti perché, in fondo, la vita è questa, è la tua vita: ci sei nato e te la tieni. E ti consola il sole tiepido del mattino presto, che ti riaccompagna a casa, la brezza gentile sull’acqua – sul viso – come una carezza, il sorriso dei tuoi figli sazi, la stima nel bacio di tua moglie…

Poi l’incontro con quell’uomo che non intende ragioni, che non aspetta ritardi: “Seguitemi, vi farò pescatori di uomini”.

E così, ti trovi a camminare dietro di lui, ebbro e non solo perché hai addosso quel fastidioso mal di terra che coglie chi non ha mai passato ventiquattro ore senza rientrare in mare. Stiamo dietro a lui e con lui ci fermiamo, più o meno dove capita. Perché lui non ha tana né nido, perché seduti attorno a lui, anche il deserto è ospitale. Basta che parli: tu lo interroghi, lo ascolti, per lo più senza capirne le risposte, con la speranza che sia lui a cambiare le cose. Ma quando sarà il momento io ci sarò, noi ci saremo, a dargli man forte, a vincere con lui… ce lo ha promesso: “Il mio Regno è vicino”: è solo questione di tempo, magari qualche giorno. Magari…

Nel frattempo lui parla – maestro forbitissimo – discorsi, parabole, preghiere. Parole sinuose, furtive, che di nascosto ti entrano dentro, che tu lasci si posino nel cuore; poi come un lampo – a volte mesi ci vogliono – ti esplodono dentro, ti squassano e tu rimani lì con le tue certezze in frantumi, cercando di far combaciare i cocci, che non ne vogliono sapere. “Perché il vostro maestro sta con i peccatori”? Già, perché? Ha tempo per tutti, con tutti si ferma: nessuno è troppo sporco per lui, nessuno troppo indegno. “Rispondete loro – ci ha detto – che non sono i sani ad aver bisogno del medico”. Parla a tutti: vasai, contadini, carrettieri, usurai. “Dio è vostro padre: guardate gli uccelli del cielo…”. A noi però, a noi soli, spiega ogni cosa: “A voi è dato di intendere”. Questo mi piace di lui: s’infuria, ti strapazza. “Siete così duri anche voi? Come fate a non capire”? Ma poi ti riconquista, si sente che ci tiene a noi: “Non servi, non schiavi: amici, vi ho chiamati”.

E si fida di noi. Si fa precedere dalla nostra opera, dal nostro andare a due a due per villaggi e frazioni: “Annunciate il regno vicino, donate la pace, mangiate quello che vi metteranno davanti. Nemmeno Satana potrà resistervi”. Ed è così: nel suo nome i demoni fuggono, le porte si aprono, le piaghe si risanano, i cuori tornano a palpitare.

In viaggio verso Gerusalemme, sembra sia aumentata la fretta. Cammina sempre avanti a noi: stargli dietro è difficile, e non è solo questione di passo. “Chi tra voi vuole essere i l primo, sia il servo di tutti. Se scegli di seguirmi, devi essere disposto a perdere la vita”. E poi, l’assurdo: “Il Figlio dell’uomo nella Città sarà perseguitato e ucciso”. Pietro ha provato a contraddirlo: “Non ti succederà, Signore”! Ancora lo scuote la sua risposta: “Non ragionare come il diavolo. Seguimi”. E ancora, a tutti e dodici questa volta: “Voi volete comandare: io sono venuto per servire”.

Durante la cena ha preso il pane: “E’ il mio corpo dato per voi”. Lo stesso con un po’ di vino: “E’ il mio sangue”. Lo guardiamo incuriositi. “Ho desiderato tanto celebrare la mia Pasqua con voi. L’amore più grande è dare la vita per gli amici, anche per quelli che tradiscono”. 

Nemmeno me le ricordavo queste parole, mentre scappavo… Sono venuti a prenderlo, come un brigante e nessuna schiera di angeli lo ha difeso. Condannato, umiliato: crocifisso. Lui, il maestro. Con due ladri. E noi – i suoi – fuggiti, nascosti, paralizzati dal terrore, capaci solo di pensare che davvero tutto è compiuto, tutto è finito. Per sempre.

Fino al giorno dopo il sabato: Lui è vivo. Parola di donna, corsa di discepoli, tomba vuota, cuore pieno. “Pace a voi”: porte chiuse, braccia spalancate. “Toccatemi, sono io… Avete qualche cosa da mangiare”? E’ proprio lui: l’abbiamo riconosciuto quando ha spezzato il pane… Esistenza ritrovata, paura sconfitta, dolcezza infinita. Rinfrancati, con lui risorti, pronti per il mandato: “Non temete, manderò il mio Spirito e sarete miei testimoni ovunque, fino ai confini della terra”.

E ora? Come prima, in qualche modo. 

Gettare la sua rete in mare, il resto non conta. Che la fatica ti spezzi in due, non è così importante… Nel mondo, quelle bocche che hanno fame di giustizia, che hanno sete di speranza… quelle sì sono decisive. E lui, il suo ricordo: ci spinge in acqua, fa affrontare la tempesta, superare la paura che ti prende, quando l’onda…

 E vai avanti perché credi che la vita è questa, è diventato la mia vita: mi ha chiamato, l’ho scelto. E lui mi consola come sole tiepido del mattino presto, che mi accompagna in ogni dove, brezza gentile sull’acqua – sul viso – come una carezza…

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