| Di fronte al male |
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| Scritto da fra Claudio Doriguzzi - Sacerdote dal 2 luglio 2011 | |||
In questi primi mesi di ministero sacerdotale, ho avuto modo di constatare come la secolarizzazione riesca sempre più ad affermare un disinteresse del divino: però il mondo senza Dio diventa un mondo senza peccato poiché la percezione del peccato è possibile solo nello «stare davanti a Dio». In questo clima, non riuscendo più a spiegare il male presente nel mondo come conseguenza della propria responsabilità, molte persone lo attribuiscono alla presenza di forze oscure non dominabili e invincibili e ciò provoca sentimenti di passività e di rassegnazione. Per molti il peccato è considerato indispensabile affinché l’uomo scopra la propria povertà e si apra alla ricezione della grazia. Ma è veramente necessario commettere il male per poter poi conoscere il bene? Oggi certe azioni sono ritenute un male perché offendono la nostra coscienza o causano violenza agli altri uomini, ma poco importa se offendono Dio e vanno contro la sua legge! Diventa sempre più impegnativo spiegare che il peccato è primariamente l’indurimento del cuore, la mancanza di fede, la presunzione di poter liberamente disporre della propria vita, che ci impedisce di venire a Dio per ricevere il dono gratuito della salvezza, che ci rende ciechi cioè incapaci di riconoscere la bellezza di Cristo che è venuto per salvare l’uomo dal peccato e dalle sue conseguenze. Ogni volta che siamo tentati di chiudere un occhio sul male dobbiamo ricordarci che il peccato è il nostro peggior nemico, che vuole impedirci di fare la volontà di Dio. È l’obbedienza a Dio che dimostra la realtà della nostra fede, mentre il peccato ci porta a ad opporci al disegno divino. Certamente, anche un vero credente può cadere ma c’è una grande differenza fra cadere e camminare nel peccato. Chi nella fede, cercando di rimanere in piedi, inciampa e cade, rimane lo stesso responsabile della sua azione, ma non è la condizione in cui vive e per questo ricerca con tutte le forze come uscirne e ritrovare la via della santità. Ecco allora il sacramento della confessione, che mi ha visto sia in veste di peccatore che in veste di ministro di Cristo e strumento della sua misericordia: se riconosciamo la responsabilità della nostra azione e accettiamo la colpa, se confessiamo sinceramente i nostri peccati, Dio ci offre il suo perdono e opera in noi per santificarci e farci crescere. La conversione è proprio fare ritorno a Dio, volgere le spalle agli idoli morti che ci hanno ingannato, dire il nostro sì incondizionato al Dio della vita e della storia.
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Viviamo in una società in cui è in grande crescita la “cultura dell’innocenza”, che mette in crisi il senso del peccato.
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