| Come Francesco - Sguardo di speranza |
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| Scritto da fra Paolo Giavarini | |||
Dovremmo saperlo, noi che da sempre siamo stati con lui; ma ogni volta ci lasciamo sorprendere. Di fronte a un malato, noi guardiamo le piaghe: Francesco un piccolo da servire. In un confratello pigro e indisponente, noi compatiamo un frate fallito: Francesco un fratello che ha maggior bisogno d’amore. In un assassino, noi temiamo la belva feroce: Francesco se stesso prima che Dio avesse misericordia di lui (e qualche volta – lui stesso lo afferma – anche dopo…). D’altra parte, ti basta avvicinarlo per renderti conto che lui, lui respira l’universo. Per tutto è cosi. Che tratti di persone, di situazioni, di prospettive, non fa differenza. Lui vede dove gli altri baluginano, lui comprende ciò che per noi altri è solo nebbia, lui profetizza autenticità dove troppi minacciano sogni vacui o sventure… Che cosa lo ha reso così? Noi che siamo stati con lui, ce lo chiediamo spesso. Le risposte ovviamente discordano… come potremmo? Poveri miopi…! Rufino dice che l’incontro con i lebbrosi l’ha mutato per sempre, facendogli scoprire compassione e misericordia: chiavi di lettura del reale, contro pretenziosità e arroganza. Leone sostiene che furono le richieste infuocate del crocifisso a risvegliarlo: quel «Va’, Francesco, e ripara la mia Chiesa in rovina» arderebbe costantemente in quel cuore, donando forza e coraggio impensabili. Masseo è certo che il Vangelo gli ha donato occhi nuovi e nuovo ascolto: come una spada ha fatto a pezzi mentalità e tradizioni secolari, rivelando la freschezza della novità, l’ardire dell’ispirazione. Angelo asserisce che l’aver fatto i conti senza sconto (e il continuare a lottare) con i suoi mostri interiori – la violenza, la sete di onore e il potere legato al denaro – l’hanno reso maestro d’umanità: messaggero di pace, fonte d’umiltà, signore assoluto della povertà. E io? Non so… ma darei tutto il brodo caldo del mondo, pur di avere quegli occhi, quello sguardo!
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La strada verso Santa Maria degli Angeli è scivolosa, ma ormai ci siamo. Uno o due miglia ancora e arriveremo al coperto. Una pioggerella incessante ci accompagna da stamane e sembra preceda giusto il nostro passo. Noi che siamo con lui grondiamo e rabbrividiamo. Da ore apriamo bocca solo per parlare di un bel fuoco, di toglierci il saio zuppo, di un brodo caldo. «I campi ne avevano bisogno» sussurra Francesco. Ecco, lui è così. È fradicio come noi, trema per il freddo come noi. Ma lui, lui vede più in là.
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