| Attendo con certezza |
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| Scritto da fra Giampaolo Beghi | |||
Gioia, perché in queste occasioni riscopro sempre la bellezza della mia vita e della vita fraterna; crescita perché dopo questi incontri è normale fare un po’ il punto della situazione. Fare il “punto della situazione” per me ha voluto dire chiedermi come vivo il cambiamento di fraternità e come vivo il nuovo incarico che mi è stato affidato. Chiedermi come vivo le gioie, le fatiche legate a questo nuovo compito; e chiedermi se sono all’altezza di questo. Sono tante le domande che nascono in me e, in questi anni, ho imparato ad ascoltarle tutte, a giudicarle, valutarle. Mi sono chiesto spesso: “Va bene che ci siano le gioie, ma perché anche le paure?” La paura fa parte della condizione umana. Anzi ne è una dimensione essenziale e irrinunciabile. La mia, la nostra quotidianità è attraversata da conflitti interiori ed esterni, che mettono a dura prova la nostra capacità di resistenza; che mettono a dura prova la speranza. In questa situazione diventa normale chiedersi: «Quale è la mia speranza oggi? Perché ancora oggi vale la pena sperare nonostante tutto?». Vale la pena di sperare sempre, perché la speranza è dono di Dio; e Dio non viene mai meno alle sue promesse, ai suoi doni… quindi “spero” cioè attendo con certezza. Che cosa? Non qualunque cosa, non quello che in qualche modo mi piace; ma spero perché si compia, nella mia vita, il progetto di Dio. La speranza rappresenta per me uno sforzo e una conquista da realizzare ogni giorno “alla sequela di Cristo sulle orme di S. Francesco d’Assisi”. Il dono che mi è stato fatto è anche un compito da vivere; e quando ci viene affidato qualche cosa, quando ci viene chiesto di vivere qualcosa questo comporta un impegno, uno sforzo. San Francesco mi è di esempio in questo; gli è stato affidato un compito (a volte difficile) e gli è stata donata tanta speranza da fargli dire, nelle Lodi di Dio altissimo: “Tu sei la nostra speranza…”. E lo ripete due volte, quasi a voler mostrare tutta la forza della speranza nella sua vita e nell’ispirazione di ogni sua scelta. La promessa del premio e l’incrollabile fiducia che lo “Spirito del Signore” soffia ancora su chi lo accoglie con “purità di mente e di cuore” hanno sorretto Francesco, donandogli quella gioia traboccante, che ancora oggi attira verso di lui ogni genere di persone, compresi i più indifferenti e lontani.
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È bello rendersi sempre conto che, dopo 18 anni di convento, l’incontro con dei confratelli è sempre occasione di gioia e crescita.
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