Come Francesco - Ti ricordi, Signore… Stampa E-mail
Scritto da fra Paolo Giavarini   

Per Francesco, seguire il Signore ha significato stare nella sua amicizia, crescere nella consapevolezza di quella relazione unica e irripetibile, rimanere nella fedeltà alla costante ricerca dell’unico Maestro, dell’Amore perfetto e della Ricchezza che sazia.

pag-04-05---Chiara-e-bambino-2011Nudo. Nudo su terra nuda. Tra frati che scuotevano il capo e suore che guardavano da un’altra parte, noi che siamo stati con lui l’abbiamo visto così, a pochi minuti dalla morte. Ha voluto così frate Francesco: sorriso buono che non ammetteva repliche, determinazione inappellabile di un filo di voce. E tutti gli apparati liturgici già pronti per i solenni riti funebri, gettati in un angolo come panno immondo.

Noi che siamo stati con lui, perplessi, l’abbiamo visto nudo come un verme. 

Poi le sue parole sicure e pacate, come solo è concesso davanti alla morte.

«Ti ricordi, Signore? Il mio appassionato scrutare la tua parola, quel cercare dentro le Scritture le tue frasi, i tuoi gesti: erano ricerca di te, solo Maestro, del tuo modo di pensare, per guardare la realtà come l’hai guardata tu. “Dacci una Regola!” dicevano i miei frati e potevano aver anche ragione. E scrissi e riscrissi parole, frasi, leggi: non andavano mai bene… Loro avranno visto di certo più in là; ma che potevo esprimere se l’unica idea che avevo nella mente, negli occhi – tu lo sai, tu sei Sapienza – era secondo la forma del santo Vangelo?

Ti ricordi, Signore?

La mia perenne ricerca di conversione, quel lottare dentro il profondo per la tua piccolezza, la tua pace: erano ricerca di te, Amore perfetto, del tuo modo di decidere, per percorrere le vie che hai percorso tu. “Un Ordine più organizzato” lamentavano i miei frati e potevano aver anche ragione. Accettai suddivisioni in Province, una preparazione più adeguata ai frati in formazione, punizioni ai peccatori: non accontentavano mai… Loro saranno stati certo nel giusto, ma come rimproverarmi se l’unica scelta che avevo nel cuore, nell’animo – tu lo sai, alto e glorioso Dio – era dovevamo essere sudditi e sottomessi a tutti?  

Ti ricordi, Signore? Il mio costante abbraccio alla povertà, quel realizzare dentro la vita la tua essenzialità, il tuo donarti: erano ricerca di te, sola Ricchezza a noi sufficiente, del tuo modo di agire, per creare un mondo come l’hai creato tu. “Costruiamo conventi, centri di culto, di studio” chiedevano i miei frati e potevano avere anche ragione. E ho accettato luoghi, chiese, biblioteche: non bastavano mai… Loro avranno avuto anche ragione, ma come operare se il solo bene, l’unico possesso che le mie mani esigevano – tu lo sai, mio Dio e mio Tutto – era la tua altissima povertà?».

Poi tacque e ci guardò. Noi che siamo stati con lui, l’abbiamo visto nudo. Abbiamo capito… Nudo come il Bimbo deposto nella mangiatoia. Nudo come il Crocifisso.

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