| Come Chiara - Da figlia a sposa |
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| Scritto da una suora clarissa del monastero di Bienno | |||
Philip Roth, chiude uno dei suoi romanzi con la dichiarazione: “le stelle sono indispensabili”. Sì, le stelle sono davvero indispensabili ad allargare il nostro cuore, perché si crei uno spazio adeguato all’alleanza (ma ci sarà mai uno spazio davvero adeguato?). Che cosa è un’alleanza (secondo la legge della fede, non secondo il vocabolario italiano!)? Una promessa che Dio fa all’uomo, a cui l’uomo crede (si fida, cioè, che colui che promette può davvero fare quella promessa) e a cui s’affida (gioca tutto quello che ha e tutto quello che è su questa promessa). Chiara scopre - grazie a Francesco - che Dio promette e dona il regno dei cieli ai poveri (cioè: “fa alleanza con i poveri”). Lo ricorda anche ad Agnese di Praga nella prima lettera che le scrive nel 1234: “Voi sapete - lo credo fermamente - che il regno dei cieli è promesso e donato dal Signore solo ai poveri” (FF 2867). Dopo la sua scoperta, Francesco aveva sposato Madonna povertà; Chiara abbraccia Cristo povero. Così l’autore della Vita di santa Chiara vergine descrive la sua scelta: “All’inizio della sua conversione, fece vendere l’eredità paterna e tutto diede ai poveri. Quindi, abbandonato fuori il mondo si incamminò, alleggerita, dietro al Signore. Da allora iniziò un amore così grande e strinse un patto con la santa povertà che non volle avere altro che Cristo Signore. Parlando alle sue sorelle, insegna spesso che quella comunità sarà accetta a Dio quando sarà ricca di povertà e che sarà stabile per sempre se sarà sempre munita della torre dell’altissima povertà” (cf. FF 3184). Sì, ma non si capisce bene come le stelle possano allargare lo spazio del cuore, sembra che basti la povertà. La povertà, però, è l’attuazione di una scelta: avere il regno dei cieli. Non si è poveri perché “povero è bello”; si sceglie la povertà perché è la strada che porta a Dio, è il mezzo che lui ha scelto per donarci il suo cielo (pieno di stelle! A Natale lo cantiamo anche: Tu scendi dalle stelle…). La povertà non è la mèta, ma il punto di partenza per stare, nel cammino della vita, costantemente faccia a faccia con Dio. Per non sbagliare sentiero, per non staccarci da Gesù che “per noi si è fatto via” (cf. FF 2824).
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«Guarda in cielo e conta le stelle se riesci a contarle» (Gn 15,5), dice Dio ad Abram, quando il patriarca si lamenta con lui perché non ha un figlio. Dio aggiunge anche: «tale sarà la tua discendenza».
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