| Presenza radicata |
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| Scritto da fra Paolo Martinelli docente di teologia presso l’Università Gregoriana e presso l’Istituto Francescano di Spiritualità di Roma | |||
Eppure, se riflettiamo sulla nostra esperienza personale, ci accorgiamo che quando certe realtà ci toccano il cuore, non vorremmo più perderle. È soprattutto il caso dell’amore. Quando ci si è sentiti amati veramente o quando abbiamo provato l’intensità di un affetto per una persona, presentiamo qualche cosa di incondizionato. Forse a volte abbiamo sperimentato il desiderio di poter essere fedeli ad un amore, ma non ne siamo stati capaci oppure l’altra persona ci ha abbandonato. Allora si inizia a pensare alla fedeltà come ad un desiderio impossibile da realizzare. Nella Bibbia, Dio è presentato sempre come il Dio fedele: Dio è fedele ogni giorno! (Sal 52,3); egli rimane fedele per sempre (Sal 146,6). Gli idoli, al contrario, sono rappresentati come l’emblema dell’infedeltà, perché non mantengono quello che promettono. La fedeltà è attributo dell’amore di Dio e delle sue scelte, che sono irrevocabili. Ma non finisce qui: per la Bibbia, la fedeltà di Dio rende possibile anche la fedeltà dell’uomo. L’amore di Dio rende possibile anche all’uomo l’esperienza di un amore vero e per sempre, capace di rimanere nel tempo, nonostante i limiti umani e il peccato. L’amore di Dio ricostruisce anche l’alleanza infranta dall’uomo a causa della sua infedeltà. Il perdono è il segreto dell’amore fedele di Dio. Ma c’è un’ultima qualità della fedeltà che occorre evidenziare: la fedeltà non è mai solo un pensiero ma è sempre una presenza, uno starci ed un rimanere. “Esserti fedele” vuol dire in un certo senso rimanere in fianco alla persona che si ama. La fedeltà di Dio al suo amore è infatti la fedeltà di Dio alla sua presenza amorosa tra noi. Per questo si sbaglia nel ritenere Gesù solo una persona del passato. Gesù è la fedeltà di Dio e la sua fedeltà è la sua presenza che non viene meno nel tempo. Il gesto che esprime questa fedeltà del suo amore che rimane con noi è il sacramento dell’Eucaristia, che infatti possiamo chiamare anche sacramento della fedeltà di Dio al suo amore per noi. Nell’eucaristia, Cristo riaccade tra noi, fedelmente. Francesco d’Assisi aveva intuito molto bene questa realtà, quando nella Ammonizione I descrive l’Eucaristia come il riaccadere letteralmente ogni giorno del suo venire tra noi. E nel chiudere questo testo il Santo di Assisi cita l’espressione di Gesù alla fine del vangelo di Matteo: e così egli rimane con noi fino alla consumazione dei secoli. Dio è davvero fedele, cioè è presente tra noi e ci accompagna lungo il cammino della vita, qualsiasi cosa ci possa accadere.
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La fedeltà appare una virtù decisamente fuori moda: siamo in una “società liquida” in cui ci sono “legami liquidi” ci dicono i sociologi. Non si può pensare di essere fedeli nel lungo periodo: fedeli agli altri, a Dio, anche a se stessi. Tutto sembra essere per definizione “revocabile”. Perché essere fedeli se la realtà cambia continuamente e così velocemente?
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