Bella storia!
Settembre-Ottobre 2010
Nel tempo della comunicazione, ci troviamo sempre più spesso a dover fare i conti con un linguaggio sempre più tecnico e specifico, al punto da chiederci se chi stiamo ascoltando – a tu per tu o da qualche mezzo di comunicazione – sia di un’altra cultura e parli un’altra lingua, o da chiedergli di “parlare come mangia”…
Anche la Chiesa ha le sue “grandi parole”: parole grosse, piene di significato e cariche di quell’esperienza lunga oltre 2000 anni che è la fede in Gesù Cristo tramandataci dagli antichi padri; parole che alle nostre orecchie abituate – e, a volte, un po’ nauseate – a destreggiarsi tra burocratese, linguaggio informatico, slang giovanili e quant’altro, risultano poco comprensibili nel loro significato reale – magari ricordiamo vagamente la formula che, anni fa, suor Brunechilde ci ha insegnato a catechismo! – e ancor più distanti dalla nostra vita quotidiana.
Quest’anno “STP” tenta l’impresa di riproporle nella loro accezione più corretta, e riscoprendone il valore che la Chiesa consegna alla nostra fede.
Ad aiutarci in questa riscoperta, oltre a san Francesca, ci sarà anche Innocenzo da Berzo, un frate vissuto nel XIX sec. di cui quest'anno ricorre il 50mo anniversario della beatificazione.
La prima “parolona” che affrontiamo in questo numero è “Vangelo”.
Forse a nessun occidentale sfugge, oggi, che tale termine ha qualcosa a che fare con la figura e col messaggio di Gesù di Nazaret.
Probabilmente, ci è meno chiara l’attinenza tra il “vangelo” e la vita stessa di Gesù: lo riteniamo, normalmente, un libro da sfogliare o da cui togliere ogni tanto un po’ di polvere; “vangelo” è, nell’uso comune, un insieme di verità, di dottrine… o, ancora, la raccolta delle parabole e dei miracoli che il Nazareno avrebbe compiuto.
Difficilmente, a parte qualche “animale raro” che ancora si trova a barcamenarsi con i testi classici e voluminosi vocabolari, riusciamo a mettere in relazione questo termine con ciò che significa: buona notizia. Di notizie ne sentiamo tante, magari anche troppe. Ma di notizie buone… Invece la Chiesa sta lì da due millenni, tra un passo falso e uno buono, a dirmi che, tra tante, c’è una notizia per me… e, per giunta, è buona! Da non credere!
… oppure, proprio da credere!


Bella storia!