
Visto da me - Umiltà e riconoscenza
Come ogni anno è tempo di corsa ai regali. Quanti regali ho ricevuto nella mia vita! Di certo, più di quelli che io ho fatto. In ogni occasione speciale ci sono persone che mi hanno regalato qualcosa. Ma c’è un regalo che è più speciale di tutti. Un dono tanto vicino e presente che a volte non ci si fa neanche caso: è la mia stessa vita, il semplice fatto - a volte non così semplice - di essere al mondo.
Anche se a volte lo dimentico, non mi sono creato da solo: sono nato da un atto di amore tra un uomo e una donna, i miei genitori. Sono stato accolto, curato, accompagnato. Se il loro amore è una certezza, sento che ce n’è uno ancora più grande, quello che Dio ha per me. È stupendo intuire che il Signore mi ha creato per entrare in comunione con lui. Pensare che io non sono qui per caso. Solo mettendo da parte il mio orgoglio posso capire l’amore infinito di chi mi ha chiamato all’esistenza.
È lo stesso amore di un Padre che ha dato al mondo suo Figlio, nato povero in una mangiatoia e morto sulla Croce; quel Figlio che è Dio fattosi uomo, Gesù Cristo, che con la sua Pasqua ci ha donato lo Spirito santo e ha salvato l’umanità dai peccati e dalla morte. Solo in Gesù posso essere uomo al 100%, perché Dio stesso si è fatto uomo. “Dio si è fatto come noi per farci come lui!”. Lui stesso, nella sua perfezione, si è comunicato a noi nel Figlio, il suo bene più grande, per renderci suoi figli. E Gesù, obbedendo al Padre, liberamente ha reso possibile tutto questo.
Tutti i giorni vedo i segni dell’amore di Dio, regali inestimabili che mi mostrano la sua presenza. Sono le persone vicine, i genitori, i fratelli, gli amici, la donna che mi ha accolto per condividere la vita. E i sacramenti, che mi accompagnano nel mio tempo di vita terrena. Se con il Battesimo i miei genitori hanno voluto rendermi partecipe della storia di Dio, con la Comunione posso entrare direttamente e in profondità nell’esperienza di Gesù, ricordare ogni volta la sua Pasqua, il suo sacrificio per me. Gesù si offre a tutti, si mette in comunione con me se io sono disposto ad accoglierlo. “Questo è il mio corpo offerto per voi”: solo con umiltà, riconoscenza e gioia posso far entrare dentro di me questo dono immenso. Umiltà, perché di fronte a un Dio che si fa uomo nella povertà e accetta la volontà del Padre, fino alla morte di Croce, posso solo farmi piccolo e mettere da parte la mia superbia. Riconoscenza, perché se Gesù ha vinto la morte, passando attraverso la morte, non è per merito mio, ma per la volontà di qualcuno che da sempre mi ha amato. E con la gioia di figlio, pur con i mille problemi e difficoltà di ogni giorno, riconosco che la vita è un dono stupendo e che vale davvero la pena andare fino in fondo. Con la sicura speranza che il mio grazie di adesso sarà un abbraccio immenso quando incontrerò finalmente chi mi ha creato.



