Come Francesco - Da dove viene questa gioia? Stampa E-mail
Scritto da fra Marco Finco   
Come può un uomo privo di ogni bene materiale, quasi sempre malato, quasi cieco, incapace di camminare a causa delle stigmate, spesso incompreso dai suoi stessi amici, essere ricolmo di una gioia?

pag04-05_gioiaIncontrando e guardando Francesco, mi viene alla mente quella domanda che Dante mette in bocca a san Pietro, nel XXIV canto del Paradiso: “Questa cara gioia sopra la quale ogne virtù si fonda, onde ti venne?”, e non a caso qui la parola gioia porta con sé tutto il valore della parola fede. Francesco non è un uomo “spensierato”, ma un uomo gioioso! Da dove viene questa “gioia”? È possibile che un uomo privo di ogni bene materiale, quasi sempre accompagnato da malattie, addirittura diventato quasi cieco, incapace di camminare a causa delle stigmate, spesso incompreso dai suoi stessi amici, possa essere, con una evidenza che non ha paragoni, “gioioso”? Ricolmo di una gioia così piena da diventare “contagiosa”, tanto da avvicinare a sé nel giro di pochissimo tempo centinaia e centinaia di uomini?

Viene alla mente un passo del Vangelo dove Gesù usa la stessa parola: “Vi ho detto tutte queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena” (Gv 15,11). E Gesù aveva davanti agli occhi una giornata brutta, stava per essere consegnato, doveva essere ammazzato e tutto il suo lavoro sembrava essere reso inutile. Che cosa gli faceva parlare di “gioia”? Null’altro se non la coscienza di essere abbracciato dal Mistero del Padre: “Sono solo, ma io non sono solo, perché il Padre è con me” (Gv 8,16).

La “gioia” di Gesù, come la “gioia” di Francesco, è evidentemente frutto dell’appartenenza totale al Mistero di Dio. Non esiste esperienza di “gioia” se non nella possibilità di afferrare dentro la vita di tutti i giorni, dentro la nostra limitatezza, dentro la nostra fragilità, perfino dentro il nostro peccato, quel “Tutto” che unico compie il nostro desiderio infinito di felicità.

In Francesco la “gioia” è il segno dell’autenticità della sua vita di fede e di vocazione. Nella Regola, Francesco insiste sulla gioia che i frati devono mostrare: la prima testimonianza che un frate è chiamato a dare non è in ordine alla povertà, o alla penitenza, oppure al martirio... è la gioia la prima forma di testimonianza del Vangelo, dell’incontro con Gesù.

“E si guardino i frati dal mostrarsi tristi all’esterno e oscuri in faccia come gli ipocriti, ma si mostrino lieti nel Signore e giocondi e garbatamente amabili”.

Francesco è tutto di Gesù e Gesù abita tutta la vita di Francesco e questo porta dentro ogni istante il riverbero di quella “gioia” che umanamente non è sperimentabile, ma dentro l’abbraccio del Signore diventa condizione della vita.

Commenti dei lettori

B
i
u
Citazione
Codice
Elenco
Punto elenco
URL
Nome *
Email (per verifica e avatar)
Codice   
Invia Commento