| Come Chiara - L’amore di Lui rende felici |
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| Scritto da una suora clarissa cappuccina del monastero di Brescia | |||
Chiara pur tra rinunce e privazioni, malattie e austerità, porta in sé serenità e pace, una gioia interiore, profonda, limpida, radiosa, che deriva dall’essere in armonia con Dio, con se stessa, con gli altri e con tutto il creato.
Ma è ciò che più mi diverte, perché tanti, troppi, pensano che le monache siano donne tristi (con tutte quelle rinunce…!). Eppure, vi assicuro, non è così! Perché? Innanzitutto, la gioia è un frutto dello Spirito santo. È la gioia di aver risposto ad una vocazione; è la gioia di sapersi e di sentirsi amata gratuitamente dal Signore e di poterlo servire con serenità. La gioia di cui parlo è una felicità, una pace interiore, quella di chi collabora con Dio per costruire un mondo fraterno e giusto fondato sull’amore. Quando santa Chiara scrive a sant’Agnese di Praga è già malata, eppure mai trapela un lamento o una parola di scoraggiamento. È così: i santi sono i più sofferenti della storia e insieme anche i più felici, per la semplice ragione che Dio è gioia e quindi quanto più uno si avvicina a Dio, tanto più attinge alla gioia! Il Signore Gesù è gioia, la fede cristiana è gioia, la speranza cristiana è gioia. Ecco perché in Chiara pur tra rinunce e privazioni, malattie e austerità, troviamo insieme serenità e pace, ed una gioia interiore, profonda, limpida, radiosa, che deriva dall’essere in armonia con Dio, con se stessa, con gli altri e con tutto il creato. Nelle lettere che Chiara scrive ad Agnese è consegnato anche a noi un programma di vita, il segreto dì Chiara: preghiera, povertà, gioia. Nella III Lettera ad Agnese, così Chiara si esprime: «Gioisci, perciò, anche tu nel Signore sempre, o carissima. Non permettere che nessun ombra di mestizia avvolga il tuo cuore, o Signora in Cristo dilettissima...». Dio ci invita alla sua gioia: quella di creare amando. Nella IV Lettera Chiara canta la gioia della festa senza fine, dove non ci sarà più nulla di ciò che rende grama la vita quaggiù: lì ci sarà gioia infinita, beatitudine eterna, felicità completa, con Dio, in Dio! «Te veramente felice! Ti è concesso di godere di questo sacro convito, per poter aderire con tutte le fibre del tuo cuore a colui la cui bellezza è l’ammirazione instancabile delle beate schiere del cielo. L’amore di lui rende felici, la contemplazione ristora, la benignità ricolma...». Ancora oggi i santi ci gridano: Dio è la nostra gioia! È un invito ad amare, a sperare, a vivere.
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Una monaca di clausura che parla anche della gioia… Che strano!
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