| Come Francesco - Ti amo: ti obbedisco! |
|
|
| Scritto da fra Marco Finco | |||
Gesù ci chiama in una fraternità in cui ciascuno è guidato, accompagnato, ad andare verso di lui, a lui: questa è la grande sicurezza, la fede, che ci rende veramente liberi, perché aderiamo allo stesso Signore, in fraternità.
La regola e vita dei frati è questa, cioè vivere in obbedienza, in castità e senza nulla di proprio, e seguire la dottrina e l’esempio del Signore nostro Gesù Cristo…” (FF 3-4). L’obbedienza sopra tutto… Il movimento della nostra libertà, per aderire alla fede, non sa la strada: intuisce “dove” deve andare, ma non sa “come”… Per questo il Signore ti dice che cosa devi fare: è lui che ti dice come devi fare. Te lo dice attraverso quell’amicizia che ti fa incontrare, nel luogo dove ti mette. Come diceva l’allora card. Ratzinger presentando il nuovo catechismo: “la fede è una obbedienza di cuore a quella forma di insegnamento, alla quale siamo stati consegnati”. L’obbedienza del cuore, vale a dire l’amicizia, perché l’amicizia è la suprema obbedienza… l’obbedienza, dunque, ti indica quello che devi fare per raggiungere il tuo destino, per raggiungere il Signore. Nell’amicizia, nella fraternità in cui egli ci mette, noi camminiamo verso di lui guidati, perciò sicuri, certi. Gesù, il Signore, ci chiama dentro una fraternità attraverso la quale ciascuno è guidato, accompagnato, ad andare verso di lui, a lui: questa è la grande sicurezza, la fede; e in essa siamo veramente liberi, perché aderiamo a qualcosa che ci attira, nella fraternità, nell’amicizia in cui Gesù ci mette. È stato così anche per i primi che hanno “seguito” Gesù: forti di una attrattiva che quell’uomo suscitava in loro, sono stati con lui, non perché capivano tutto, ma perché intuivano, avevano cominciato a fare esperienza del fatto che la loro vita, se obbediva, se stava lì con lui, diventava più grande di quanto sarebbe mai stata, cioè si realizzava. L’obbedienza per ciascuno di noi, cioè il seguire il disegno di un Altro, il fare la sua volontà; è ragionevole e porta frutto dentro la vita di ogni giorno, solo se è consapevole che in essa sta la riuscita della vita. Gesù esprimeva questo concetto dicendo: “Chi mi segue avrà la vita eterna e il centuplo quaggiù”. Il centuplo è la riuscita vera, che inizia già dentro questa nostra vita e si compie nell’eterno. Francesco insegna che non c’è niente di più grande che realizzare nella vita l’opera di un Altro. Perché obbedire? Perché lui ti rivela il tuo destino realizzandolo. Allora il soggetto dell’obbedienza è il mio io, la mia umanità, la mia persona davanti al destino; l’atto di obbedienza rende l’io “più io”. L’obbedienza, il seguire sono la legge naturale con cui io divento davvero me stesso.
|



All’inizio della Regola scritta da Francesco si legge: “Frate Francesco e chiunque sarà a capo di questa Religione, prometta obbedienza e reverenza al signor papa Innocenzo e ai suoi successori. E tutti gli altri frati siano tenuti ad obbedire a frate Francesco e ai suoi successori.
Commenti dei lettori