Tu Signore sei amore
Maggio-Giugno 2010
Scrivo queste righe ancora sotto l’effetto della frustata in faccia causata dalla morte violenta di mons. Luigi Padovese, vescovo cappuccino di Iskenderun in Turchia, assassinato il 3 giugno.
Un frate buono e mite, innamorato di Gesù che amava con intelligenza, affettuoso con noi frati anche quando “cascava dalle nuvole”…
Un frate che ha obbedito volentieri a Giovanni Paolo II quando lo ha voluto suo vicario in Anatolia (Turchia). Per p. Luigi, obbedire ha significato ascoltare la voce di chi lo chiamava, conoscere e amare come suo il bene che gli veniva chiesto di compiere, accogliere come suoi familiari tutte le persone alle quali era stato mandato come sacerdote e pastore.
Un frate che sapeva, prima di tutto, che Dio gli era fedele nell’amore. Essere fedele ha significato per lui amare in modo sempre più responsabile e affidabile i suoi cristiani, fino a scrivere in una delle sue ultime lettere: “vivere con voi e in mezzo a voi per me è stata una grazia”. Il suo affetto fedele ha resistito nel tempo, anche quando le minacce alla sua vita si erano fatte preoccupanti: voleva coltivare nella fiducia e nella stabilità le relazioni di paternità che aveva stabilito nella sua Chiesa.
Un frate che, siccome amava molto, poteva parlare molto chiaramente, senza paura. Essere libero per lui ha significato rischiare di spendersi fino in fondo, credendo che amare fino alla fine nel nome di Gesù rappresentava la massima espressione della sua libertà personale.
Continuano a risuonarmi nella memoria le parole pronunciate da mons. Ruggero Franceschini, arcivescovo di Smirne, al termine della celebrazione funebre per p. Luigi: “Alle chiese sorelle chiediamo vocazioni: in particolare sacerdoti, religiosi e religiose, per una missione difficilissima, ma senza sconti senza compromessi, non voglio ingannare nessuno davanti a questa bara. Venite a vivere il Vangelo, venite ad aiutarci a vivere, semplicemente”.

Tu Signore sei amore