
Custodire i desideri più veri del cuore
La povertà è la grande custode del cuore dell’uomo e dei suoi desideri più profondi, che nessun bene materiale potrà mai soddisfare.
La povertà è uno dei temi assolutamente centrali non solo della vita cristiana e della vita consacrata, ma anche di tutte le esperienze religiose dell’umanità. Anche grandi filosofi dell’antichità e del nostro tempo hanno sentito il dovere di parlare di questa virtù che regola il nostro rapporto con i beni terreni.
Sappiamo, inoltre, dalla storia della spiritualità che il francescanesimo si è presentato con una proposta radicale a questo proposito. Francesco d’Assisi ha vissuto la sequela di Cristo in povertà, “sine proprio”, ossia “senza nulla di proprio”, come dice la Regola da lui scritta. Sappiamo anche che tutte le numerose riforme nate lungo gli ottocento anni di storia francescana sono sempre state segnate da un bisogno di ritornare ad una povertà più autentica.
Ma ha senso ancora oggi, nella società postmoderna segnata così fortemente dal consumismo e dalla evoluzione tecnico scientifica proporre una vita in povertà con uno stile di vita sobrio ed austero? Davvero si può proporre anche oggi nella società occidentale, così marcatamente individualista, di non possedere nulla di proprio, senza violare il senso dell’autonomia e della libertà?
Se guardiamo all’esperienza di san Francesco dobbiamo rispondere di sì! Anzi, mai come oggi abbiamo la possibilità di scoprire il senso della scelta del santo di Assisi. Infatti, il nostro tempo, oltre ad offrirci grandissime possibilità di sviluppo, si presenta a noi anche carico di inquietudini che si esprimono in particolare in una certa idolatria del possesso che rende l’uomo schiavo dei propri beni, generando nell’uomo una sorta di ansia “da successo” e “da aggiornamento” a tutti i costi in tutti i campi. Guai a non avere l’ultimo modello del cellulare e l’ultimo aggiornamento del computer!
A questo proposito ci sovviene la domanda attualissima di Gesù: “Quale vantaggio avrà
un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma
perderà la propria vita? O che cosa un uomo
potrà dare in cambio della propria vita?” (Mt 16,26).
La povertà cristiana si presenta a noi propriamente come quella virtù che impedisce di perdere se stessi nei beni, ossia che ci invita ad essere prima ancora di avere. La povertà è la grande custode del cuore dell’uomo e dei suoi desideri più profondi, che nessun bene materiale potrà mai soddisfare. La povertà e la condivisione dei beni sono dunque i grandi criteri evangelici per poter usare del mondo senza diventarne schiavi, tenendo il cuore orientato verso Dio, nel quale è la libertà e la gioia vera di ogni persona.
Per questo san Francesco, vivendo in povertà nella sequela di Gesù, ha potuto sentire in modo così profondamente positivo anche le creature. Il cuore del povero loda Dio per ogni cosa che è donata sotto il cielo!







