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Beati, voi poveri (Lc 6,20)

Solo se ha la sua radice in Gesù, la povertà ha un senso ed è una pianta da coltivare; altrimenti, quando abbruttisce e riduce l’uomo ad una bestia, è un male da estirpare.

pag10_shutterstock_1084137[1]“Hai del bello tu, mio caro, a dire beati voi poveri! Ma come la mettiamo quando non c’è nessuno in famiglia che lavora perché, il posto da operaio che uno si è conquistato a fatica e tenuto con le unghie e con i denti, è bastata la disonestà di qualcuno, che voleva arricchirsi senza abbassare la schiena, a farlo scivolare dalle dita e non soltanto a uno? Poi qualcuno ha pure il coraggio di dire che è necessario fare il sacrificio di spendere più che si può, per rilanciare l’economia! E ancora che è importante fare figli che poi, perché possano guadagnarsi da vivere in un futuro, è necessario farli studiare. Se ti va bene (il che non è sempre detto!), tu li fai (non tanto perché altri te lo dicono, ma perché ci credi che ha un senso collaborare con Dio all’espansione della vita, che è il suo amore) e tiri la cinghia per farli studiare… ma non ci credi che poi avranno un futuro migliore. È importante sì, che non siano ignoranti, ma la scuola di oggi, com’è ridotta? Ti prendono in giro perché ai tuoi tempi, che sembrano quelli di Matusalemme (ma qualcuno sa ancora chi è Matusalemme?!), i primi mesi di scuola erano solo un susseguirsi di aste… A dirlo adesso, che già nei primi mesi della prima elementare sono tutti presi dagli insiemi equipollenti, fa persino ridere e chissà cosa pensano i più a sentire la parola aste? Sembra di essere in un altro mondo, eppure la carta d’identità non mi mette tra i vecchi. Qualche capello grigio, un filo di pancia, ma non sono passati secoli, anche se ne abbiamo cambiato uno e, con quello, abbiamo cambiato pure millennio. Però, ai miei tempi, a fare i conti non mi ci voleva la calcolatrice, scrivere lo si sapeva fare in modo sufficientemente corretto e qualche buona idea, nei temi, la sapevi pure esporre. Adesso sembra di sentire solo odore di frittura d’aria e di leggere altrettanto. La maggior parte dei giornali, a quanto pare, vendono se hanno tante foto colorate, poche righe di scritto e molte scollature…non di fogli, certo! Non è che mi lamento e dico: Ah, i bei tempi passati. No, anche i miei non erano bei tempi, ma era diverso. Sì, lo so che è semplice risolvere la cosa dicendo che era diverso. Ma un po’ è vero, perché i riferimenti erano più chiari (e decisamente di meno!). Adesso, se stai ad ascoltare quelli che parlano (o urlano, che è più facile), tutti hanno ragione. Talvolta pure i musulmani! E se ti aggrappi a ciò che ha costruito la tua vita fino ad ora, in cui hai creduto e attraverso cui ti sei orientato, sembri un integralista, un fondamentalista. Capirai, con l’aria che tira, se è gradevole passare per un terrorista! Se invece cerchi di “tenere insieme” il vecchio, che sono le tue basi, e il nuovo che avanza (il nuovo avanza sempre, te ne sei accorto?) finisci per essere bollato come relativista. C’è di che farsi girare la testa, sedersi in un angolo e aspettare che “le cose” (chissà poi dove e come sono esattamente ‘ste cose), si sistemino un po’. E tu mi dici: Beati i poveri!? ”.

Sì, beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio. È una povertà orientata al Regno, quella che ci fa beati e che mette il nostro cuore in pace, anzi che lo rende capace di lottare per conquistarsi questa povertà. Anche di questi tempi (ma ci sono stati mai dei tempi diversi?) in cui spesso, se non hai e non accaparri, passi per il “cretino” (nel senso etimologico derivante dal francese crétin –cristiano- povero cristiano, pover’uomo) di turno che non approfitta, sfruttando tutto ciò che il mondo, così ostentatamente, offre sui banchi del “mercato globale”.

È una povertà radicata nell’Amore di Gesù che da ricco che era si è fatto povero per noi, perché noi divenissimo ricchi per mezzo della sua povertà (cf. 2Cor 8,9). E, solo se nasce da questa radice, la povertà ha un senso (negli innumerevoli significati che questa parola ha!) ed è una pianta da coltivare.

Altrimenti aveva ragione Marx: la povertà abbruttisce, riduce l’uomo ad una bestia ed è, quindi, un male da estirpare… con la rivoluzione.

Solo se crediamo che Gesù è via, verità e vita e che “attraverso” di lui il regno ci raggiunge e noi, contemporaneamente, giungiamo al Regno, possiamo seriamente impegnarci ad essere poveri. In ogni tempo, Francesco nel suo (e non è stato certo meno sognatore e lottatore di noi!) noi nel nostro.

Frati Minori Cappuccini - Pastorale Giovanile Vocazionale
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