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Come Chiara - Poveri per arricchire

La povertà, nell’ambito del seguire Gesù Cristo, non si limita alla rinuncia dei beni: è una liberazione da tutto ciò che ostacola l’amore.

pag04_PescatoriGià il titolo sembra un paradosso, ma è ciò che stupendamente siamo chiamati a vivere…

La povertà evangelica, scelta e vissuta, non rappresenta quel meno di cui privarsi, ma quel di più che rende la vita significativa, santa e bella.

Ora, la sfida è… scoprire quel di più!

Mi aiuta l’icona evangelica della chiamata dei primi discepoli: «… Li chiamò: ed essi, subito, lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono» (Mt 4,21-22). La povertà di cui parlo è una povertà che nasce da una proposta di Dio che si dona e si rivela nella nostra vita, la proposta di un’esistenza che lascia la barca (le cose), il padre (gli affetti) non per qualcos’altro, ma per Qualcun altro.

La povertà volontaria - e necessaria - per seguire Cristo, non si limita soltanto alla rinuncia dei beni, ma è una liberazione da tutto ciò che è di ostacolo all’amore.

Francesco e Chiara non hanno scelto è abbracciato la povertà per apparire diversi e strani, e nemmeno come bandiera alzata davanti al mondo! La scelta che hanno fatto e che indicano anche a noi è qualcosa di molto concreto: è una vita, quella del Cristo povero, e la vita di ogni uomo che soffre penuria o emarginazione; è una povertà che diventa servizio, una povertà che è minorità.

Il posto che la “povertà” occupa nella Regola di santa Chiara e la tenacia con la quale essa la difese potrebbero muoverci ad attribuirle una specie di fanatismo, quasi che per Chiara l’ideale della povertà fosse diventato come un fine per se stesso.

Leggendo i suoi Scritti, però, si assapora il suo insegnamento: sceglie di essere povera per essere libera di amare!

Il motivo supremo: il Signore si fece povero per arricchirci. «Se dunque tale e così grande Signore scendendo nel seno della Vergine Maria, volle apparire al mondo come uomo spregevole, bisognoso e povero, affinché gli uomini - che erano poverissimi e indigenti, affamati per l’eccessiva penuria del nutrimento celeste - divenissero in lui ricchi (cf. 2Cor 8,9) col possesso dei reami celesti: esultate e godete molto… perché avete preferito il disprezzo del mondo agli onori, la povertà alle ricchezze temporali» (dagli Scritti di Santa Chiara - Lettera ad Agnese).

Allora, così intesa, la povertà è quel di più che mi arricchisce, perché mentre dono ricevo, molto ma molto di più! Povertà che ama l’essenziale, la semplicità; povertà che si fa dono, abbraccio, amore, quell’amore che a nostra volta abbiamo ricevuto e continuamente riceviamo dal Signore e dalla nostra famiglia, dai fratelli e dalle sorelle, dagli amici… Se leggiamo così la nostra storia, vedremo che è possibile il miracolo di una povertà che diventa ricchezza!

Frati Minori Cappuccini - Pastorale Giovanile Vocazionale
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