| Come Francesco - Liberi perché amati |
|
|
| Scritto da fra Marco Finco | |||
Povertà, per Francesco, è quella libertà dalle cose che non è indifferenza, ma è anzi un appassionato aderire alle cose, le quali non ti definiscono, perché è un Altro a definirti.
Francesco, ad un certo punto della sua vita, esclama: “Dopo Dio e il firmamento, Chiara”. Più niente, più niente… È come se Francesco avesse aggiunto: “Ecco, non ho bisogno d’altro. Non ho bisogno d’altro”. Vivendo la vita che viveva, col saio direttamente sul suo corpo, d’estate affaticato e d’inverno raggelato: “Quivi, scrivi Frate Leone, quivi è perfetta letizia”. La povertà di Francesco non è disprezzo di niente, è l’esaltazione di tutto. È il non riporre la propria certezza in niente salvo che in una presenza. Di tutto ciò che è presente non riporre certezza, per quanto riguarda il futuro, se non in ciò che ci è presente sempre: la presenza di Gesù. La povertà in Francesco è data dal non porre la speranza della felicità, della letizia, in un oggetto, in un bene, fissato da noi. È una virtù che nasce dall’ontologia profonda dell’uomo, dal suo essere una cosa sola con Cristo, essere alla presenza di Cristo: se lui è presente, la nostra speranza non può che essere che poggiata su questa presenza. La povertà, per Francesco, è quella libertà dalle cose, conseguenza della identificazione chiara di ciò da cui possiamo sperare la felicità, di quella Presenza da cui ci aspettiamo tutto, che è tutto. Una libertà dalle cose che non è indifferenza, ma è anzi un appassionato aderire alle cose, le quali non ti definiscono, perché è un Altro a definirti. Povertà per il “poverello di Assisi” è non riporre la speranza del proprio compimento in un certo possesso, dove certo vuol dire “fissato da te”: questo rende Francesco libero, non determinato da quello che possiede o da quello che non possiede… e, proprio per questo, libero. Sì, libero dalle cose, non attaccato alle cose e per questo capace di cantare…di cantare la propria letizia…”Altissimo, Onnipotente bon Signore, tue so’ le laude, la gloria e l’honore…”. La povertà, quindi, fonda il suo valore sulla certezza che è Dio che compie, Cristo compie il desiderio che ti fa nascere: “Colui che ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento” (Fil 1,6). Dio compie quello che ti fa desiderare.
|



Povertà… questa meravigliosa parola, una delle tre parole intorno alle quali tutta la storia della Chiesa raccoglie l’intera ricchezza morale dell’uomo, che vuol dire partecipazione al Mistero, in modo tale da immettere il Mistero in questo mondo. Obbedienza, povertà e verginità, le tre virtù, cioè i tre modi con cui la fede, la speranza e la carità, che costituiscono la vita dell’uomo nuovo, si traducono in gesti, progetti, opere…
Commenti dei lettori