Senza affanno nelle sue mani Stampa E-mail
Scritto da + Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina   
Non preoccupatevi per la vita, di quello che mangerete; né per il corpo, di quello che indosserete. La vita infatti vale più del cibo e il corpo più del vestito. Guardate i corvi: non séminano e non mietono, non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre. Quanto più degli uccelli valete voi! Chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? Se non potete fare neppure così poco, perché vi preoccupate per il resto?
Lc 12,22-26

pag03_shutterstock_20161438[1]Crediamo sempre di essere noi a risolvere tutto, pensiamo che sia in nostro potere cambiare ogni cosa, abbiamo in testa un modello che vogliamo imporre, salvo poi trovarci deboli, e insicuri, incerti e spiazzati. Quanto sarebbe diverso se sapessimo di stare a cuore a qualcuno, di essere amati da Dio, di sentirci nelle sue braccia, se sapessimo affidare a Dio le nostre e ansie e i nostri progetti!

Non affannatevi, dice il vangelo. L’affanno non è segno di impegno, ma sfiducia negli altri, incapacità di affidarsi, senso di onnipotenza. Non accumulate, non sono i soldi, il potere, le lobbies che determinano la vita: è la fiducia in Dio, nella povertà dei mezzi e nel grande cuore che si affida.

La fiducia in Dio è l’abbandono di Gesù nella braccia del Padre, è tentare tutto quello che è alla nostra portata, non restare comodi ad aspettare, ma nello stesso tempo sapere che c’è un progetto più grande nel nostro, il progetto della felicità di Dio, in cui ogni nostra azione o impegno è collocato.

Tante nostre vite crescono bene perché stanno nel grande piano dell’amore di Dio che non solo ci ha creato, ma ci sostiene in vita, ci ha mandato il suo Figlio Gesù a dimostrare con la croce il suo amore senza limiti e ci mantiene in cuore il suo santo Spirito. Se abbiamo fiducia in Dio e ci abbandoniamo a Lui, allora possiamo dedicarci alle cose vere della vita, al suo regno, alla giustizia, alla solidarietà con i più poveri. Quando Francesco proponeva di vivere di elemosina aveva in mente la grande bontà di Dio da sperimentare nel massimo dell’indigenza e dell’affidamento a lui. Distogliendoci dalle preoccupazioni per noi, dal metterci al centro, dall’affanno, che spesso è provocato da visioni ideologiche di cui siamo pure vittime, ci si spalancano gli occhi sulle vere esigenze della vita e sulle risorse impensabili che Dio ci ha dato per affrontarle.

Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. È esperienza comune che quando ci impegniamo nel fare il bene agli altri, si risolvono anche i nostri problemi, le nostre ansie e soprattutto gli affanni. Perché Dio abita il cielo delle nostre vite e le conduce verso il bene infinito che lui è.

Commenti dei lettori

B
i
u
Citazione
Codice
Elenco
Punto elenco
URL
Nome *
Email (per verifica e avatar)
Codice   
Invia Commento