Essere coppia, essere fraternità Stampa E-mail
Scritto da Daniela e Francesco   
Abbiamo condiviso il nostro cammino al matrimonio con la fraternità secolare cui appartenevamo, con la comunità di recupero per tossicodipendenti in cui Francesco lavorava, col frate che ci ha aiutati ad approfondire la nostra vocazione matrimoniale e con molti altri.

pag14_315127886_2335388976_oQuando nasce una famiglia, normalmente si parte in coppia e poi ci si apre agli altri, figli inclusi. Nel nostro caso, siamo stati prima parte della fraternità francescana e poi siamo diventati una coppia. Tale anomalia iniziale ha sicuramente influenzato in positivo la nostra storia. Infatti, non siamo mai stati una coppia “sola”, fatta da due individui: abbiamo condiviso il nostro cammino verso il matrimonio con gli amici della fraternità secolare cui appartenevamo, con gli amici della comunità di recupero per tossicodipendenti in cui Francesco lavorava, con il frate che ci ha aiutati ad approfondire la nostra vocazione matrimoniale e con molti altri. Condividere, nel senso che la nostra esperienza non è stata solo intima ed esclusiva, ma si è da subito naturalmente proiettata verso l’esterno. Non è stato difficile. Anzi, più tenevamo la porta aperta, più doni ricevevamo. Sono arrivati due figli, sono arrivate diverse esperienze di affido, sono arrivati gli amici della comunità di famiglie di cui facciamo parte. L’esperienza della fraternità con la sua accoglienza dell’altro, il prendersene cura, rispettarne i tempi e i modi, l’amarlo per quello che è in modo incondizionato, è un’ottima palestra per la vita di coppia. È sentire vicino ciò che può apparire astratto, ossia l’amore di Dio che si manifesta attraverso l’altro, confratello o partner che sia. La fraternità alle spalle della coppia è anche quella risorsa che permette di osare cose più impegnative con la consapevolezza di non essere mai soli.

A tale proposito chiudiamo con una preghiera il cui titolo in inglese suona così: “Disturb us, o Lord” ossia ”… disturbaci, o Dio, quando i nostri sogni si avverano perché sogniamo troppo poco; quando raggiungiamo la meta tranquillamente perché abbiamo navigato troppo vicino alla costa. Spingici, o Dio, ad osare di più, ad avventurarci in mare aperto, dove la tempesta ci permetterà di mostrare la nostra dove il perdere di vista la terra ci farà scoprire le stelle”.

Commenti dei lettori

B
i
u
Citazione
Codice
Elenco
Punto elenco
URL
Nome *
Email (per verifica e avatar)
Codice   
Invia Commento
 

Fotografie sotto licenze Creative Commons degli autori con i seguenti nomi o pseudonimi registrati su flickr.com o sxc.hu: People Blog, Sharham Sharif, Tiago Riberio, Prashant Sh, Irargerich, pedrosimoes7, Mykl Roventine, Pink Sherbet Photography.