Basta un sorriso di partecipazione alla letizia dei tuoi confratelli. Il dono di sé passa per la rinuncia alle tue austere pretese.
Ore 9: si comincia. Un pesante tambureggiare di passi scandisce il ritmo delle ore nove, quando comincia la prima lezione. I passi battono sul pavimento ligneo del corridoio al primo piano e non si sa se chi li compie, ovviamente di tutta fretta, sia ansioso di ricevere nuove nozioni di francescanesimo oppure si ritrovi nella condizione del perenne ritardatario. Oppure tutt’e due. Non si sa, non c’è tempo per pensare, deve andare…La papera. I passi pesanti sono i miei e lo confesso con tanto di rossa vergogna dipinta in volto, perché sono in ritardo e, per di più, sono arciconvinto che i miei confratelli siano già lì, in aula, puntualissimi, meditabondi, seduti composti e con le braccia conserte. Giù quindi rapido, per la tromba di scale che come un vortice introduce nel chiostro, con indosso il saio svolazzante, perché non riesco ancora a gestire quel fastidioso risucchio concavo che si forma sull’abito in mezzo alle ginocchia, nel veloce impatto con l’aria. È vero, sembro una papera in fuga: simbolo di quanto debbo ancora imparare da Gesù Cristo, condottiero nel cammino della fede e, quindi, della vita.
La sorpresa. E insomma: entro in aula tutto trafelato e contrito per il ritardo, quand’ecco i miei confratelli… Uno è seduto sopra un banco mentre agita le mani sul bongo, un altro è in posa danzante mentre compie prodezze melodiche con un flauto di plastica, un altro ancora si esibisce, ridanciano, nella riproduzione di un canto liturgico, servendosi di un organo che con ogni probabilità sfiatò l’ultimo accordo negli anni Ottanta del secolo decimottavo.
Teologia fraterna. Vedi che Gesù non ti vuole sempre serioso? Vedi che Gesù non pretende il cilicio sul corpo, ma quello sul cuore? Vedi che basterebbe un sorriso di partecipazione alla letizia dei tuoi confratelli? Vedi che il dono di sé passa per la rinuncia alle tue austere pretese, caro il mio frate novizio, che ogni volta deve imparare ad essere semplicemente cristiano? Vedi i tuoi confratelli, come attendono la lezione del maestro? Li vedi radunati a mo’ di orchestra in quella loro performance un po’ sgangherata? Quando la tua fede diventerà performativa, come direbbe il tuo signor Papa? Quando, cioè, questa fede cambierà la tua vita? Quando cambierà il tuo modo di pensare, capa tosta d’un novizio che non sei altro?
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