| Come Francesco - Fratelli, perché c’è lui |
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| Scritto da fra Marco Finco | |||
Non ci sia alcun frate al mondo, che abbia peccato, quanto è possibile peccare, che, dopo aver visto i tuoi occhi, non se ne torni via senza il tuo perdono, se egli lo chiede. (FF 235)
“Dove due o tre sono riuniti nel mio nome…lì io sarò presente…” “Ed ecco, in quello stesso giorno, due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, che si chiamava Emmaus… …Resta con noi, perché si fa sera.... Egli entrò per rimanere con loro…Prese il pane, disse una benedizione, lo spezzò, lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero…Non ci ardeva forse il cuore dentro il petto mentre conversava con noi lungo il cammino?”. (Lc 24,15-32) Ecco, questa è la pagina della fraternità. Non per niente, san Francesco mandava i suoi frati in giro a due a due… Gesù penetra nel tempo e nello spazio, è nella storia dentro la specie, dentro l’apparenza, dentro il segno, come nell’ostia, della nostra fraternità, della nostra comunione. Fraternità: riconoscerci fratelli e uniti perché c’è lui. Egli è realmente tra di noi. Che cosa grande quando ci si aprono gli occhi! La fraternità è questa grande possibilità che ci viene donata, e che dobbiamo ricercare, possibilità di memoria, di memoria di Gesù vivo e presente. Nella “Lettera ad un Ministro” Francesco scriveva così: “E in questo voglio conoscere se tu ami il Signore ed ami me suo servo e tuo, se ti diporterai in questa maniera, e cioè: che non ci sia alcun frate al mondo, che abbia peccato, quanto è possibile peccare, che, dopo aver visto i tuoi occhi, non se ne torni via senza il tuo perdono, se egli lo chiede; e se non chiedesse perdono, chiedi tu a lui se vuole essere perdonato. E se, in seguito, mille volte peccasse davanti ai tuoi occhi, amalo più di me per questo: che tu possa attrarlo al Signore; ed abbi sempre misericordia per tali fratelli.” La fraternità è il luogo dove la nostra vita è aiutata a riuscire, non come successo, ma come verità. È il luogo che ha come scopo quello di aiutarci a non dimenticare mai, a risorgere sempre, a sostenerci nel vivere la vita come coscienza del rapporto con il Signore, come funzione e servizio al disegno del Padre, come gloria di Dio. Del resto, il cristianesimo nel mondo che cos’è se non quel gruppo di uomini, quel pezzetto di umanità che riconosce che Dio è diventato uno fra noi? L’uomo, quando comincia ad essere cosciente di sé, non può fare altro che condividere il bisogno della felicità con gli altri. Il bisogno del cammino alla felicità vuol dire il bisogno di camminare verso il destino con tutti gli altri, chiunque siano. È attraverso il bisogno che l’uomo è spinto al suo destino, attraverso il bisogno impara che gli manca qualcosa. Condividere il bisogno vuol dire sorprendersi presenza amorosa a cui interessa il destino dell’altro come di te stesso. E l’amore all’altro, il condividere il cammino, non è una cosa generica, è una cosa molto concreta, perché l’io vive non astratto, ma vive dentro le piccole e grandi circostanze della vita… la fraternità deve arrivare fino a qui…
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