| Meno chiacchiere, più Parola - Vita. Sacra. |
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| Scritto da + Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina | |
«Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Ma da quando Dio si è fatto uomo in Gesù, anche il mondo religioso è cambiato radicalmente. Lo stesso Israele ha avuto una scossa difficile da dominare. Il rapporto con Dio non è vissuto prima di tutto in un tempio, in un luogo sacro, perché è la vita il vero luogo sacro ed è in essa che si deve vivere il rapporto con Dio. Gesù ha avuto il coraggio di cambiare la religione da un rapporto astratto e fuori dal mondo a una relazione che coinvolge tutta la quotidianità dell’uomo. Non ci sono o più zone profane sottratte alla relazione con Dio, ma tutto quello che è vita è strada che porta a lui. L’esperienza più determinante della vita sono le relazioni e quindi Dio o lo si inscrive, lo si cerca, lo si trova, lo si ama nelle relazioni con gli uomini, altrimenti è un idolo comodo che ci aliena dalla vera vita. Ecco allora il severo, ma preciso insegnamento di Gesù: “Se presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e và prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono”. Essere cristiani non è mandare assegni alla Caritas, ma guardare in faccia il povero che hai accanto e misurare la tua umanità e la tua fede in Dio con lui. È comunione con Dio e tra gli uomini la vera fede, non è inventarci Dio per scavalcare le relazioni umane. Qui sta l’impegno di ogni uomo e su questo si è misurato Gesù, tanto da essere per noi nel nostro mondo di relazioni il Dio che non ci abbandona mai.
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C’è sempre una strana tendenza nella nostra religiosità di oggi, spesso anche nei giovani. È quella di fare della esperienza religiosa una nicchia. Ci sono dei momenti intensi di fede e altri di materialità concreta. Giorni religiosi e giorni atei, giorni di esperienze quasi maniache e magiche e altri di assoluto indifferentismo. Era forse il metodo antico dei pagani che isolavano in qualche spazio separato queste pulsioni religiose, le davano risposta per chiudere un buco che ogni tanto si apriva nella vita e poi il resto era senza Dio. Così si potevano creare i luoghi delle pratiche religiose, i luoghi e gli spazi di queste esaltazioni, persone adatte e specializzate per questo. Così capita anche oggi che il rapporto con la persona della porta accanto, con l’amico sfortunato, con il compagno di lavoro che chiede aiuto per sopravvivere alle sue vicende dolorose della vita non abbia niente a che fare con la fede, con una vita religiosa di cui ogni tanto si sente la sete.
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