Il Signore mi donò dei fratelli
Settembre-Ottobre 2009
Per grazia di Dio ci sono momenti in cui riusciamo a rompere l’assedio dei conflitti tra persone così di moda in questi tempi. In queste pause rinasce nell’intelligenza e nel cuore il desiderio di vivere una vita di “non scontro” con gli uomini e con le cose. Ci sembra di poter riconoscere, o meglio di dover proprio riconoscere che la fraternità è l’orizzonte universale di senso per tutti gli esseri umani, per tutte le realtà create.
Questa visione riconciliata del mondo non è più scontata, non è più istintivamente condivisa. Secondo alcuni il mondo cambia e per stare nella realtà bisogna impugnare le armi dell’individualismo radicale e dell’utilitarismo spietato. Questa è la nuova etica da adottare. Se vogliamo fare i poeti ingenui e romantici possiamo sognare la fraternità; se vogliamo essere persone serie dobbiamo parlare di scontro, di concorrenza violenta, dobbiamo assumere la cruda legge della natura animale (la tua morte è la mia vita) come unica regola delle relazioni. Basta consolazioni illusorie! Una tale visione del mondo e dell’uomo mi sembra nasca dal subire la vita come esperienza inutile, senza un amore al principio e senza un amore alla fine. Così la vita stessa viene accusata di generare altra sofferenza inutile: è il “mal di vivere”. In ascolto e in dialogo con la “fatica di vivere” di tanti amici ed amiche siamo chiamati come cristiani a riproporre la visione delle persone e delle cose che aveva Gesù.
Siamo figli e figlie ugualmente amati da un unico Dio che è Amore e ci chiede di aprirci agli altri perché con loro siamo chiamati a costruire una sola famiglia. Ogni essere umano, ogni creatura è un tu pensato da Dio e capace di relazione con lui! Siamo chiamati a esprimere nuovamente le radici, il bisogno, le ragioni della fraternità. Siamo chiamati a rinnovare i linguaggi e i gesti che la esprimono. Questa vocazione all’unità nell’Amore è la password per aprire il senso dell’universo stesso!

Il Signore mi donò dei fratelli