Lavare i piedi

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Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi?
Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi.
Gv 13,1-5.12-15

Pag03_Sieger-Koder_the_washing_of_feetLi ha voluti tutti a quella cena. Non l’ha fatta in fretta, non ha mangiato qualcosa per sopravvivere, per non perdere gli appuntamenti al Tempio in cui doveva convincere della Buona Novella con discussioni pretestuose, che spesso gli imponevano. Ha voluto fare una cena memorabile, fuori dal comune, solenne e in quell’ultima cena Gesù si mette a lavare i piedi agli apostoli.

Tra l’annuncio di un tradimento e la crocifissione, prende tra le mani quei piedi e li lava. Ha strofinato con le sue mani i piedi di Pietro, quelli che l’avrebbero fra poco portato lontano da lui nel tradimento; ha preso tra le mani i piedi di Giovanni, il giovane innocente e ingenuo che avrebbe preso il suo posto accanto alla mamma Maria; ha preso tra le mani i piedi di ciascuno di noi: ha pensato a tutti i nostri percorsi sbagliati, le nostre fughe da lui, le nostre avventure incoscienti, i nostri tradimenti e i nostri passi d’amore verso i poveri. Non ci ha rimproverato, ci ha solo detto che la strada della vita vera è quella del servizio.

Lui il sacerdote del Nuovo Testamento non ha ritenuto un privilegio la sua uguaglianza con Dio, ma ha spogliato se stesso fino alla morte. Giovanni non narra il fatto esplicito della istituzione dell’Eucaristia, e al suo posto riporta la lavanda dei piedi, per dire che il centro della vita del cristiano, l’Eucaristia, è contemplazione del servizio di Dio per noi e l’accudirsi gli uni gli altri, è piegarsi in due per far camminare ogni uomo diritto nella sua dignità, è essere disponibili a farsi salvare da Dio, a sperimentare la bellezza e la tenerezza del suo perdono, del suo stesso contatto fisico di amore: Gesù accarezza e bacia quei piedi, Gesù prende per mano. Gesù tocca il lebbroso, Gesù abbraccia anche Giuda, Gesù ci prende sulle spalle quando fuggiamo. Gesù si china, si commuove, si fa vicino, versa olio e vino sulle nostre ferite, ci carica sul suo giumento, su quell’asinello che lo porterà trionfante a Gerusalemme, sullo sfondo della imminente morte per noi, ci apre quell’albergo che per lui non era possibile abitare il giorno della sua nascita. Lui è il samaritano che lascia le occupazioni rituali e fredde di una religione tentata di sopravvivere senza cuore, per servire chi è nel bisogno, per chi ha sete di vita vera, per chi è deluso e abbandonato.

A quei piedi è affidato l’annuncio di speranza che dovrà varcare ogni confine del mondo. A noi questa speranza è arrivata e non dobbiamo tenerla per noi.

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