Chiara non solo vive nella minorità ma è esempio per le sorelle: esorta anche loro ad essere minori, a servire il Signore in umiltà, guardandosi da ogni forma di superbia.
Dopo essersi totalmente affidata alla guida di Francesco, lasciando la casa paterna per dedicarsi totalmente ad una vita di penitenza seguendo le orme di Cristo, Chiara si rivolge con gioia al Santo per imitarlo anche nella via della minorità. Chiara si confessa come “indegna serva di Cristo”, come “schiava di Cristo e serva” delle consorelle di San Damiano; la sua fede in Gesù Cristo infatti la portava ad assumere atteggiamenti concreti, nei quali non è difficile conoscere una tensione e un desiderio costante di rivivere gli atteggiamenti di Cristo, il Servo che si abbassa a lavare i piedi dei suoi discepoli.
Per Chiara il fondamento della minorità è quindi l’umiltà di Cristo.
Leggendo con attenzione le Fonti Francescane che a lei si riferiscono, emergono peculiarità che la rendono “minore” per eccellenza: svolge i servizi più umili, si fa inferiore a tutte, sveglia le sorelle al momento della preghiera notturna, le copre durante le fredde notti invernali, esercita l’autorità con spirito di servizio, assiste le sorelle e mentre sono a tavola e le serve, bacia i loro piedi, imparte mal volentieri qualche ordine e li preferisce eseguire lei stessa piuttosto che comandarli, non teme alcuna umiliazione ed è umile anche nell’aspetto esteriore. Chiara non si limita però a vivere nella minorità e ad essere esempio per le sorelle, ma esorta anche loro ad essere minori, a servire il Signore in umiltà, guardandosi da ogni forma di superbia.
Tra le esortazioni che Chiara fa alle sorelle, emerge la vocazione della clarissa, la sua regola di vita, ossia l’amore nella sua forma ultima: la croce. Infatti, parla dell’amore [in senso kenotico] sottolineandone il movimento di abbassamento: umiltà, pazienza, amore per i nemici. Si rivela così che il mistero dell’amore ha la sua ora nel mistero della croce, l’amore crocifisso crocifiggente, l’amore che com-patisce con Cristo, l’amore di Maria ai piedi della croce. Chiara, come san Giovanni Evangelista, unisce la croce alla gloria: la perfezione dell’amore nel dolore tocca il vertice stesso del mistero di Cristo. L’abbassamento è già Gloria e il servo è già Signore: Chiara vive lo stesso mistero di Cristo come lo ha vissuto Francesco, ma lo vive in modo contemplativo, ossia in stile mariano.
La vocazione contemplativa clariana vuole vivere l’opzione per l’Unico in nudità, nell’inutilità umana della fede. Nella misura in cui le sorelle si amano vicendevolmente, saranno testimoni di Dio dinanzi al mondo!
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