Giro in macchina per le vie della città, in cerca del pezzo unico e raro che renda speciale il mio Natale e quello delle persone che amo.
Mi trovo a divorare chilometri in città che non conoscono più la notte e il silenzio, perché sempre accese dalle luci delle vetrine e dalle voci della gente; persone che non sanno cos’è il riposo, quello degli occhi dalle violenze della vita, quello del cuore dai ritmi e tempi da rispettare, quello dell’anima, persa nei vicoli bui e lontani del vivere.
Cammino per città divorate dalla loro stessa fame di numeri: costi, spese, acquisti, entrate e uscite ma tra tutti i più importanti, osannati e ricercati, i numeri uno, quelli dello spettacolo, della tv, quelli del calcio o della politica, quelli di oggi, non più quelli di ieri già scordati e superati o di domani non ancora nati.
Sete di numeri uno, sete dei bagliori di chi è reso migliore, sulla carta, da qualche presunta qualità senza pari. Cammino per la città e mi stupisco nel pensare che nella corsa per i primi posti siamo tutti soli, dall’inizio alla fine: soli alla partenza, soli nel vivo della corsa, soli al traguardo… come si può essere primi in ciò che deve essere vissuto insieme? come primeggiare in un lavoro di squadra o meglio di famiglia?
Alla vista di un bambin Gesù adagiato nella vetrina di un supermercato, mi fermo nelle vie di questa città e penso: forse è proprio all’idea di dover essere sempre all’altezza che diventa impossibile fare anche la cosa più normale e bella, la cosa più spontanea e istintiva: vivere?
Sono ancora qui, fermo davanti alla vetrina. La gioia dei miei acquisti di Natale è sparita, cancellata dalla sensazione di sentirmi solo, estraneo nelle arterie di questo corpo di cemento, lontano dal mio cuore che sono i miei affetti e penso a quale speranza possano nutrire i deboli, se non che a loro volta i forti dimostrino, una volta tanto, la loro abilità per tornare a costruire una squadra, no, una famiglia che gareggi insieme nella corsa della e alla vita.
Sono fermo davanti a quel Gesù, un pezzo di casa, un pezzo di famiglia in una città dove il farsi piccoli è sparire, e davanti a questo Gesù prego perché lui, piccolo, si è guadagnato, una volta di più, la mia vita. E me ne torno a casa con il mio pezzo unico e raro per il Natale mio e di chi amo, felice che, una volta tanto, un Piccolo non sia sparito ma sia diventato via per altri, verità per me e vita per tutti.
L’Impossibile Vivere
Renato Zero
Testo: R. Zero – V. Incenzo
Musica: C. Guidetti – M. Fabrizio
RENATO ZERO - Amore dopo amore (1998)
Nella guerra dei numeri
che speranze hanno i deboli?
Forse brillano, giusto un attimo
per tornare nell’oscurità.
Sono ancora complice
di questo gioco impossibile,
ancora libero d’amare
e ogni volta ritornare a...
Vivere, vivere:
un rimedio alla paura;
vivere, vivere
una vita che so che c’è.
Da un balcone improbabile
vedo gli alberi crescere
e mi sembra che, anche dentro me,
tutto sia migliore di com’è.
Non lasciarti convincere
che vinca sempre il più abile:
la stupidità divora
facce e nomi senza storia.
Vivere, vivere
e capirsi e reinventarsi;
vivere, vivere:
chi sa farlo meglio di te.
Vivere, vivere:
una promessa che hai fatto a me!
Lasciare il cuore andare ed impazzire…
Vivere: finalmente, intensamente!
Vivere, vivere
ogni brivido dentro te
Vivere, vivere:
chi può farlo meglio di te?
Una promessa che hai fatto a me,
finché c’è vita in te.
| < Prec. | Successivo > |
|---|



Commenti dei lettori