Visto da me - Controcorrente

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Francesco, con la sua vita semplice e la sua condizione di servitore, ha risposto alla grandezza di Gesù diventando testimone del suo stesso amore.

Pag09_bass_nroll_2477233973_3562b1f235_oOggigiorno, nella società e sui giornali troviamo poco la parola minorità, che deriva da minus – meno. Anzi, i temi della perdita, della sconfitta o dell’abbandono sembrano addirittura spaventare la gente. Tutto deve essere in funzione del potere e dell’autodeterminazione, affrontati in modo cinico, egoistico e disinteressato. Il desiderio di crescere e affermare se stessi è diventato una lotta in cui le altre persone sono ostacoli da superare o avversari. Perciò il termine minorità ci indica solamente l’essere ‘out’, fuori dalla società. Il minore, cioè l’ultimo, quello più piccolo è certamente una persona che all’interno della nostra società viene considerata irrilevante. Scegliere di essere un ‘minore’ fa paura perché il mio voler essere il centro della società, viene annullato, svanisce.

Ma la crescita e l’affermazione di sé sono vere solo ponendosi di fronte a Dio e instaurando relazioni sincere con lui e con tutti gli altri fratelli. Quando riconosco la grandezza di Dio e i doni di coloro che mi stanno accanto allora la mia condizione diventa di minorità, per poter accogliere l’altro in modo più intenso, vero e coinvolgente. Di fronte al grande amore che Dio ha per ciascuno di noi, ci scopriamo Figli e, per rispondere a questo amore paterno, siamo chiamati a diventare piccoli. D’altronde, quale esempio migliore di minorità possiamo trovare se non nell’incarnazione di Gesù? Lui è il volto di un Dio che per amore si abbassa al punto tale da divenire in tutto e per tutto simile agli uomini, fuorché nel peccato.

Ancora di più: sempre per amore, accetta di donare la propria vita per la salvezza di tutti. Proprio in vista di questo le condizioni umili, piccole o povere non spaventano più, ma diventano risposte a Dio che per primo si è fatto piccolo come un bambino, ultimo come un condannato.

Dalla sua umiltà profonda e dal suo sacrificio per amore, possiamo scoprire la grandezza di Dio e il vero significato di minorità. Siamo chiamati ad accogliere il suo infinito amore per fare in modo che ciascuno possa dire: “Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me”.

La minorità ‘francescana’ nasce proprio così: essere minori per poter vedere ed ammirare ancora di più l’amore che Cristo ci dona quotidianamente; e l’essere minore come lui mi permette di donare a mia volta una parte di questo grande amore che ricevo.

Francesco, con la sua vita semplice e la sua condizione di servitore, ha risposto alla grandezza di Gesù diventando testimone del suo stesso amore. Per questo Francesco è vivo oggi.


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