Perdono e ferite Stampa E-mail
Scritto da fra Paolo Martinelli docente di teologia presso l’Università Gregoriana e presso l’Istituto Francescano di Spiritualità di Roma   
Davanti alle ferite del Crocifisso, dobbiamo prendere posizione: lui ha trasformato le ferite di sconfitta in ferite di vittoria, perché ferite di amore.
pag08_1171279_93183093A volte parliamo di perdono con troppa facilità. La sentiamo come una parola a buon mercato. In realtà è la parola decisiva di tutto il Nuovo Testamento: senza questa non si capisce il cristianesimo. Per questo le parole di Gesù riguardo al perdono offerto a chi compie il male sono sicuramente tra la sue più graffianti. Infatti, se noi guardiamo alla vita di Gesù, ci accorgiamo che in lui il perdono e la pace non sono principi astratti ma la forma della sua esistenza: egli è il perdono di Dio in persona. Per questo non si accontenta di far finta di niente davanti al nostro male. Non ha paura di sporcarsi le mani con noi; anzi, non ha paura di lasciarsi ferire le mani, i piedi ed il costato per mostrarci che cosa sia l’amore vero.

Il perdono di Cristo prende su di sé il nostro male per cambiarci, non dall’esterno, ma dal di dentro; si è lasciato ferire con la lancia nel costato fino al cuore per cambiare il nostro cuore, per sostituire quello di pietra con uno di carne. L’amore si lascia ferire. Ma non perché è debole: “forte come la morte è l’amore”. A Dio è piaciuto far vedere la forza dell’amore… nella forma del perdono per provocare nel senso più radicale la nostra libertà. Davanti alle ferite del Crocifisso, ciascuno di noi è posto di fronte ad un amore radicale e deve prendere posizione. I segni provocati da una condanna ingiusta che, come tali, sono ferite di sconfitta, Gesù le ha fatte diventare ferite di vittoria perché ferite di amore.

Per questo, Gesù risorto appare ai discepoli mostrando i segni della sua passione. Anche noi, quando incontreremo Gesù faccia a faccia, vedremo le sue piaghe che ci ricorderanno la forza dell’amore di Dio di saper trasformare il male che abbiamo fatto in una nuova possibilità di bene. Da qui deriva l’invito dell’apostolo amato da Gesù che “vide e credette”: dalle sue piaghe noi siamo stati guariti.

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