| Dal buio alla luce |
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| Scritto da Un giovane frate, risorto | |||
La consapevolezza della felicità a cui Dio mi chiama e la vicinanza dei miei confratelli mi hanno dato la forza per superare due anni di indifferenza e silenzio dei miei nei confronti del mio nuovo cammino di frate.
Come ogni ventenne, avevo grandi slanci di generosità e vaghi desideri: cercavo qualcosa di grande, un sogno ancora informe, da focalizzare per poi viverlo con passione. Poi conobbi Cristo e ogni slancio, desiderio e sogno che giacevano in me presero una direzione definitiva e una forma inconfondibile: Gesù Cristo! «Chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete…» (Gv 4,14): finalmente la mia sete di verità era soddisfatta! Ma, quando credevo di aver risolto ogni problema, ecco che invece i miei problemi cominciavano sul serio: i miei familiari, infatti, colsero subito il mio cambiamento e la “strana gioia” che mi riempiva la vita e vollero che ne rendessi loro ragione. Per il mio incontro con Cristo, non fecero una piega; ma quando dissi loro che volevo diventare suo discepolo, iniziò il contrasto: «Sei giovane… noi per te abbiamo sempre pensato a questo e a quello... non fare il matto!». Mi ricordai le parole del Vangelo: Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé» (cf. Mc 3,20-21). Da allora, per due lunghi anni, dovetti affrontare ogni strategia adottata dai miei, per convincermi a non intraprendere la vita religiosa; rimproveri, consigli e silenzi tattici, però, mi resero più consapevole di quanto vivere il Vangelo, nonostante costasse fatica, realizzasse pienamente il mio “essere uomo”, libero. Ogni mia scelta era sempre stata influenzata da ciò che mi stava intorno (amici, tv, solite abitudini, ecc…); ora, invece, era diverso: non si trattava tanto di scegliere cosa fare o non fare, quanto di sapere chi veramente ero! Il Vangelo aveva tolto il velo che altri avevano messo su di me: finalmente potevo dire «Io sono questo e non altro!»! Sapere che Dio mi chiamava ad essere felice, insieme alla fattiva vicinanza dei miei confratelli, mi ha dato forza per superare l’indifferenza e il silenzio logorante dei miei nei confronti del mio nuovo cammino di frate… Ero costantemente davanti ad un bivio: tornare a casa e tentare di recuperare il rapporto con i miei, rinunciando alla mia vocazione; oppure continuare a brancolare nel buio, aggrappato alla sola speranza che Colui che si era degnato di consegnarmi il Vangelo potesse consegnarlo al più presto anche a loro… Finalmente, dopo altri due anni, si aprì una breccia: i miei capirono che, non potendo più convincermi a tornare indietro, dovevano fare loro qualche passo. Così li ho ritrovati, anche se non ancora del tutto, sul mio nuovo cammino. Questo è un pezzo della mia storia: il passaggio dal sogno informe alla concretezza del Vangelo, dalla vita con i miei a quella con i frati, dall’influenza altrui alla libertà; in una parola dalla morte alla Vita: questa è stata la mia Pasqua di Risurrezione!
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Qualche anno fa ho dato una virata decisa alla mia vita, ma gli effetti di quella virata li ritrovo in me ancora oggi.
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