Tuo fratello ti fa del male? Stampa E-mail
Scritto da Una suora clarissa del monastero di Bienno   
Se tuo fratello ti fa del male... ricordati di Gesù: vertigine di un amore che ci accoglie nel suo spazio, varca, per noi, confini impossibili, ci provoca al rischio di un’esistenza interamente donata, come la sua!

pag07_iStock_000000556508MediumEhm, questa frase non suona un granché bene. Dev’esserci qualcosa di strano… vediamo un po’: forse è il significato delle parole su cui ho qualche incertezza:

Se: 1) così, voglia il cielo che; 2) posto che, nel caso che, nell’eventualità che.

Tuo: 1) che appartiene a te; 2) che ti è peculiare, proprio.

Fratello: ciascuna delle persone nate dallo stesso padre e dalla stessa madre.

(ti) fa: 1) creare; 2) porre in essere, in atto; 3) costruire, produrre…

(del) male: ciò che è cattivo, ingiusto e disonesto; 2) ciò che è inutile, inopportuno, svantaggioso.

No, non sono le parole, perché le conosco una per una. Capisco bene il loro significato.

Deve esserci dell’altro, allora. Deve esserci dell’altro che non mi fa comprendere. Capire sì, ma comprendere no. Riesco ad afferrare il significato dei singoli elementi, ma l’insieme non riesco proprio ad abbracciarlo.

Cos’è che mi fa difficoltà? Da dove viene tutta questa fatica a comprendere (prendere-con-me) l’insieme della frase: se tuo fratello ti fa del male?

È l’accostamento di un legame così intimo, stretto, coinvolgente come quello di chi nasce dallo stesso padre e dalla stessa madre con il male, cioè con ciò che cattivo, ingiusto, disonesto, inutile, inopportuno e svantaggioso? Avvicinare, in modo così provocatorio, ciò che ha in comune la stessa origine, come l’essere fratelli, con ciò che divide e disintegra, fa esplodere ogni possibilità di convivenza? È questo legame, improponibile a mente fredda, che rimuovo?

Poi quel verbo: fare. Un verbo che sta per creare, porre in essere, mettere in atto, costruire, produrre e che, in una frase così, dice esattamente il contrario: solo e tutto e sempre negativo. Che rompe ciò che già c’è (e che c’è fin dall’inizio!), che distrugge…

È l’insieme che non fa quadrato nella mia testa (e nel mio cuore). Eppure.

Le relazioni tra i primi fratelli della Bibbia, Caino e Abele, di Giuseppe, il figlio di Giacobbe, con i suoi fratelli e dei mitici Romolo e Remo e... non descrivono forse questa realtà? Perché ti fa problema ammettere che spessissimo, proprio nelle relazioni più intime, s’insinua la divisione, la cattiveria, l’ingiustizia, la disonestà?

Forse perché il cuore dice che il modello di riferimento è un altro e che, queste relazioni che feriscono (che sono, in fondo, una negazione di relazione), sono deviate dal loro corso naturale, ingabbiate nell’istinto di sopravvivenza, in cui la vicinanza dell’altro è percepita come una minaccia, un limite, una fondamentale usurpazione di spazio.

Il modello, certo, è un altro. Quello che, con le parole della Gaudium et spes 22, rivela  pienamente l’uomo all’uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione, Gesù: la sua vita, la sua morte. Il suo mistero pasquale che è passione, morte e risurrezione: svelamento del senso profondo della realtà, snudamento delle relazioni autentiche e vivificanti, quelle che hanno il loro baricentro nel dono totale di sé, nell’amore (nell’Amore, che è Dio). Baricentro, spostato fuori da se stessi, che tende a cadere in quell’Altro (e negli altri che ne sono il riflesso nel mondo) che ci ha creati e che ci chiama a sé. Creati e chiamati, perché amati. In realtà solamente nel mistero del Verbo Incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo... Egli è l’uomo perfetto che ha restituito ai figli di Adamo (Caino e Abele...e noi tutti!) la somiglianza con Dio, resa deforme già subito agli inizi a causa del peccato...soffrendo per noi non solo ci ha dato l’esempio perché seguiamo le sue orme, ma ci ha anche aperta la strada, percorrendo la quale, la vita e la morte vengono santificate e acquistano nuovo significato. Il cristiano... riceve le primizie dello Spirito per cui diventa capace di adempiere la nuova legge dell’amore...E ciò non vale solo per i cristiani, ma anche per tutti gli uomini di buona volontà, nel cui cuore lavora invisibilmente la grazia. Cristo infatti è morto per tutti e la vocazione ultima dell’uomo è effettivamente una sola, quella divina, perciò dobbiamo ritenere che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilità di venire a contatto, nel modo che Dio conosce con il mistero pasquale.

La frase se tuo fratello ti fa del male... allora, deve completarsi con: ricordati di Gesù. Veramente uomo, come me e te e, insieme, veramente Dio, come ciò che io e te siamo chiamati, in Lui e attraverso il suo Spirito, a diventare. Vertigine di un amore che ci accoglie nel suo spazio, varca, per noi, confini impossibili, ci provoca al rischio di un’esistenza interamente donata, come la sua.

Nella densità di un tempo e nella puntualità di uno spazio: la nostra vita.

Cfr. CdA nn. 351-407 e anche, di riflesso, nn. 1014-1040.


Commenti dei lettori

avatar ornito rinco
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Non è facile considerare il male, il dolore in questo senso...
Certo, Gesù come punto di riferimento... il punto d'incontro tra l'amore e il dolore, il "luogo" in cui la sofferenza produce salvezza ed esce dal non-senso... ma è un po' troppo "alto" per me: se a farmi male è qualcuno che dovrebbe farmi del bene, qualcuno che amo, il dolore che provo è doppio, al male in sé si aggiunge quello del "tradimento"... come una pugnalata alle spalle, da parte di qualcuno di cui ti fidi. Allora il dolore è atroce e il male ti avvicina alla morte (del cuore, di una relazione...).
Per ora, non riesco ad andare oltre a tutto questo
Lunedì 14 Settembre 2009, 16:07
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avatar yoghi e bubu
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Ma se Dio è amore, perché permette un dolore così?
Lunedì 14 Settembre 2009, 16:09
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