| È comunque fratello |
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| Scritto da Ivo Lizzola, docente di pedagogia sociale all’università di Bergamo | |||
Quando tuo fratello ti fa del male, ricordati e ricordagli che siete figli e che “farsi” fratelli chiede tanti passaggi, anche attraverso ferite e nuove relazioni. Nella benedizione del padre.
Un giorno lo scontro si fa duro, lottano e nella lotta si caricano di rancori e delle ragioni d’ognuno. È Abele che sta prevalendo, leva la pietra su Caino, ormai senza speranza. In quel momento Caino lo guarda e ferma il gesto del fratello con una domanda: “Cosa dirai a nostro padre?”. È la domanda che riporta al debito che precede entrambi, che precede i loro diritti, le loro ragioni. Torna in primo piano la promessa, l’attesa buona che il padre tiene sempre su entrambi. Attesa che la violenza sta spezzando. Abele esita, e Caino ne approfitta: si divincola, lo fa cadere e lo colpisce a morte. Ha ricordato la promessa, e l’ha spezzata. Eppure è grazie a lui che Abele, accecato dal furore, non ha commesso omicidio ed è tornato di fronte all’attesa del padre. Grazia per Abele, e disgrazia insieme, il fratello Caino. Non potrà essere toccato, non è maledetto: ha serbato la promessa, alla quale pure non ha retto. Abele e Caino restano fratelli consegnati ed esposti uno all’altro. Nella libertà e nella fiducia del padre. Quando tuo fratello ti fa del male, ricordati che non per questo sei un giusto ed hai solo meriti. C’è molto della vita passata che ti è stato donato, qualcosa che certo ti è stato perdonato. Quando chiedi giustizia, non chiedere vendetta; quando mostri la ferita subita, non ostentarla. Perché la ferita e la giustizia non scavino un solco troppo profondo tra te e tuo fratello, impedendo così di riprendere e salvare il legame dopo lo strappo e la lacerazione. Da donne e uomini limitati e non perfetti ci si può riprendere in una qualche consegna reciproca, in un nuovo gioco di fiducia, dandoci reciprocamente un’altra occasione. Ognuno di noi ha avuto, ha sentito su di sé un’altra occasione per cogliere una speranza e un riscatto da dentro la “zona grigia” nella quale spesso è caduto. Attesi a novità, a una nuova scoperta di doni e dedizioni, all’espressione del buono e del bello che continua ad abitarci. E che continua ad attenderci. Spesso altri serbano l’attesa che resta su di noi. Perché noi possiamo ancora provare a sentirci attesi a vita nuova, per dono. Quando tuo fratello ti fa del male, ricordati e ricordagli che siete figli e che l’impegno di “farsi” fratelli chiede tanti passaggi impegnativi, anche attraverso ferite e nuove relazioni. Nel segno della benedizione del padre.
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Una rilettura della vicenda di Caino e Abele diffusa tra i chassidim (ripresa da Baharier in La Genesi spiegata da mia figlia) ci permette di cogliere un senso “altro” e interessantissimo del confronto tra fratelli, e con il male, che segna ogni origine e dall’origine l’incontro tra noi. Fuori dall’iconografia di un Abele buono e d’un Caino solo invidioso e violento, qui si narra di due figli, e fratelli, che si accompagnano e si confrontano, prendono le loro strade e si scontrano.
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