| Visto da me - Muri o porte? |
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| Scritto da Alessia, 21 anni | |
Ogni volta che sono stata ferita, la mia fiducia in lui, il suo prendersi cura di me, mi ha permesso di non rimanere dietro al muro, di non richiamare le guardie, lanciando fuori ogni tanto un’occhiata… e, senza le mie barriere insuperabili, di sentirmi al sicuro. Basta! È l’ultima volta che mi fido di lui! Non ripeterò più questo sbaglio: credere che tutti siano buoni e che le persone non stiano lì ad aspettare il momento adatto per farti le scarpe; avere fiducia nel tuo amico, nel tuo fratello, aspettarti da loro un certo comportamento, un certo modo di vivere… Sembra che tutto vada a gonfie vele, tu sei felice, lui è felice, tutti sono felici! E quando si è sereni è facile volersi bene. Amarsi! Eppure…Ho sempre pensato che amare una persona significasse essere vicino al suo cuore per poterlo riscaldare, abbracciare; ma oggi, dopo pochi anni di esperienza di vita, trovo la mia definizione un po’ riduttiva. Credo sia più giusto dire che amare è permettere alla persona amata di scegliere di poterti far del bene o di ferirti, proprio per questa posizione di “centro-avanti” nei pressi del tuo cuore, per questa tua “vulnerabilità”. Quando apri “il campo” a una persona, speri sempre che questa sappia in ogni momento come prenderti, abbia un po’ di cura di te, non ti prenda mai in giro. Ti aspetti che vada tutto liscio. Però… Lasciando libero spazio d’agire alla persona cui vuoi bene, è possibile che questa ti possa ferire. A volte basta poco, un “no” detto con sgarbo, un malinteso perché non si è predisposti all’ascolto… e quando sei ferito la sofferenza che provi, il dolore sono solo tuoi. O almeno è quello che pensi. Ti arrabbi. Ti chiedi in continuazione “perché?”… Ti chiudi in te stesso e incominci a costruire un muro con filo spinato e le guardie alle torri d’avvistamento a guardare in cagnesco, in modo che nessuno si avvicini. Irato con te stesso, perché hai permesso che si avvicinasse così, di essere stato così ingenuo. E il mondo per te è solo fonte di ferite, di bastonate, di colpi alle spalle. Incominci a ritirarti, a isolarti. E Dio? Inizi a guardarlo attraverso le lacrime e i “perché?”, tirando calci e pugni. E finisci con l’abbracciarlo, a portarlo vicino al cuore, alla ferita. Se prima pensi che sia colpa sua, che non ti abbia avvisato, che sia stato lui a permettere che ti facessero del male, che poteva e doveva evitartelo; in un secondo momento, ti rannicchi tra le sue braccia, perché capisci che anche lui è stato ferito, anche lui è stato abbandonato, persino da te, ferito da te… Eppure, è ancora lì! Per amore, lui dà la sua vita… lui, solo, ferito e abbandonato, morente sulla croce, ama ancora quel fratello mascalzone lì vicino, Simon Pietro che lo ha rinnegato, e tutti gli altri discepoli. Allora anche tu, cucciolo ferito, ti senti al sicuro e guaribile vicino a lui, l’unico vero consolatore, l’unica vera cura: se lui ha avuto fiducia nel suo fratello, anche tu puoi ancora avere fede. Ogni volta che sono stata ferita, è stata la mia fiducia in lui, il suo prendersi cura di me, che mi ha permesso di non rimanere dietro a quel muro, di non richiamare le guardie, lanciando fuori ogni tanto un’occhiata… e, senza le mie barriere insuperabili, di sentirmi al sicuro.
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Basta! È l’ultima volta che mi fido di lui! Non ripeterò più questo sbaglio: credere che tutti siano buoni e che le persone non stiano lì ad aspettare il momento adatto per farti le scarpe; avere fiducia nel tuo amico, nel tuo fratello, aspettarti da loro un certo comportamento, un certo modo di vivere… Sembra che tutto vada a gonfie vele, tu sei felice, lui è felice, tutti sono felici! E quando si è sereni è facile volersi bene. Amarsi! Eppure…
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