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C´è un tempo per il lavoro |
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Novembre/dicembre 2007 - 2008
Lavorare significa in “soldoni” investire la mia libertà e il mio tempo per conquistare autonomia e diventare capace di assumere responsabilità scelte da me… Per fare questo mi accorgo che è necessario un primo lavoro, un lavoro che sta al principio: devo prendere in mano me stesso, devo decidere a quale vita voglio dare il mio consenso, per quale opera sono disposto a consumare le mie risorse e le mie energie. Il mio primo lavoro è quello di discernere quali talenti ho ricevuto in dono, chi voglio essere, chi posso diventare. Mi rendo conto che il discernimento non può nascere allo specchio, in modo narcisistico: può avvenire solo nel dialogo con Colui che mi ha voluto e con la storia alla quale appartengo. Il primo lavoro è dunque la ricerca della mia vocazione, del mio modo di essere relazione viva con il Signore, con gli altri, con tutte le creature. L’intuizione della mia vocazione mi aiuta a chiarire di quale amore ho bisogno: ed è proprio il bisogno di un amore che mi spinge e mi sostiene nel confronto duro con i fatti della vita lavorativa. La vita lavorativa concreta è quella che mi fa presentare cento curriculum a cui pochissimi si degnano di rispondere; mi fa sognare che prendano me e invece la spunta un raccomandato; mi fa accettare all’inizio un lavoro lontano da casa per seicentocinquanta euro al mese… Ci vuole un amore che accenda il cuore e all’intelligenza per entrare nel mondo del lavoro, per restarci e non diventare mai un cane che sopravvive sulla pelle di altri cani. Se accetto di essere chiamato a vivere una storia d’amore in mezzo ai fatti della mia vita, allora riuscirò a vivere tutti i lavori che farò come occasioni per realizzare la mia vocazione, il mio primo lavoro. Vedendo le folle Gesù ne ebbe compassione, perché erano stanche e scoraggiate, come pecore che non hanno un pastore. Allora disse ai discepoli: «La messe da raccogliere è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone del campo perché mandi operai a raccogliere la sua messe». (Vangelo di Matteo, cap. 9,37) Buon lavoro! fra Marcello
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