Ottobre-Novembre 2008
La storia e la cultura ci fanno inciampare nella vicenda di Gesù e nella sua persona. In ogni epoca succede quello che l’evangelista Giovanni descrive così: «E la folla, sottovoce, faceva un gran parlare di lui. Alcuni infatti dicevano: “È buono!”. Altri invece dicevano “No, inganna la gente!”» (Gv 7,12).
L’ebreo Gesù continua ad essere per noi pietra di scandalo: le sue scelte di vita, i suoi gesti, ci indispongono, ci provocano! Gesù non sta “zitto e buono”: si presenta a noi con il suo anticonformismo al di là di ogni moda, con le sue stranezze imbarazzanti e la sua novità .
La Parola di Gesù ci graffia perché ci apre a una vita diversa: e la nostra prima reazione è la paura di dover cambiare, o forse di poter cambiare. Nello stesso tempo sentiamo un’attrazione profonda per lui, per il suo fortissimo Amore verso ogni vita!
Gesù non fa e non dice solo quello che va d’amore e d’accordo con quello che facciamo e diciamo noi.
Gesù autonomo, mite e sincero ci contesta, ci critica: quelli che pensano di stare già dalla sua parte si arrabbiano, gli altri si indispettiscono ed esigono un rispettoso silenzio! Please, do not disturb!
E allora? Ognuno per i fatti suoi oppure: “Maestro, dove abiti?”.
Gesù lo si conosce facendo strada con lui, entrandoci dentro cuore, mani e piedi, ruminando il suo Vangelo, prendendosi cura insieme a lui di ogni persona che ha bisogno di amore, di rispetto, di ascolto, di misericordia.
Gesù viene prima ed è più grande di ogni comprensione razionale: si offre a noi come il Figlio di Dio fatto carne di uomo. È una persona!
Per questo possiamo instaurare con Lui una relazione “da persona a persona”, parlargli ascoltarlo e riconoscerlo vivo nel volto e nel corpo di ogni essere umano.
Gesù ci attrae a seguirlo al di là dei confini che ci siamo dati, ci provoca ad abitare la sua vita nuova.
Come dicono spesso i giovani: fin che non provi…
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