Vocazione: se la conosci la eviti?
“Ai vincitori io darò da mangiare la manna nascosta, e darò loro anche una pietruzza bianca, dove sarà scritto un nome nuovo che nessuno conosce, salvo chi lo riceve”. (Ap 2, 17-18)
Qual è la mia vocazione? Qual è la scelta di vita che mi permette di essere finalmente me stesso e di realizzarmi secondo quel progetto che a me può dare felicità?
“Il progetto che a me può dare felicità…”: ce n’è uno solo o ce ne sono molti sul mercato? E come scegliere tra i tanti? Devo scegliere io o ha già scelto qualcun altro per me?
Mi sembra che nell’universo giovanile i progetti di vita che dovrebbero dare felicità sono tanti quanti sono gli aspiranti “maestri del successo”. E allora uno, a secondo del tipo di successo dal quale è attratto, sceglie quel progetto che dovrebbe condurre al risultato sperato.
Mi sembra di sentire la voce rassicurante di tutti questi maestri: “Di me ti puoi fidare, io ho capito qual è il successo giusto per te, lo so io di che cosa hai bisogno e ce l’ho io il prodotto che risolve i tuoi problemi…”
Ma chi l’ha detto che io sono una fabbrica di bisogni temporizzata? Ma è poi così vero che la mia felicità scaturisce dai bisogni soddisfatti? E chi li decide i miei bisogni?
E tutti questi maestri che mi spacciano la “felicità dei bisogni soddisfatti” sanno chi sono “io dentro”?
Ma a tutta questa bella gente di me, della mia persona, della mia piccola storia, dei miei “affari di cuore” gliene frega qualcosa o basta che pago?
“La vocazione è il pensiero di Dio sulla creatura, è il nome da lui dato alla persona” (Nvne 30).
Tu non sei un mucchio di bisogni commercialmente interessanti. Tu sei una creatura di Dio, l’Altissimo Onnipotente Bon Signore di Francesco d’Assisi.
Lui ti ha pensato e nel suo amore ti ha voluto. Lui ti ha fatto con le sue mani e per questo ti conosce. La tua vocazione è il tuo nome: Lui te l’ha data, indica la “missione possibile” che ha pensato di affidarti.
“Scoprire e rispondere alla vocazione da credenti vuol dire trovare quella pietra su cui è scritto il proprio nome (cfr. Ap 2, 17-18), o tornare alle sorgenti dell'io” (Nvne,30).
Come puoi fare a tornare alle sorgenti del tuo io?
Comincia a leggere quello che sei adesso.
Quali sono i doni personali che senti di avere? Quali sono le passioni del cuore e dell’intelligenza che ti bruciano dentro? Che cosa ti attira di Gesù Cristo e del Vangelo?
Per quale progetto di futuro vorresti investire questi tuoi anni di fuoco? C’è qualcuno che ti ascolta con affetto mentre fai questa lettura?
Comincia a fare qualcosa.
Francesco ha incominciato a capire se stesso e quello che doveva fare nella vita ricostruendo le mura di san Damiano e lavando le piaghe dei lebbrosi.
La strada del successo in amore che Dio ha pensato per te la troverai compiendo con le mani le opere della carità.
C’è qualcosa di bello che sai fare bene e può fare bene a qualcuno?
Comincia a farlo adesso! Così, a partire da quello che sei adesso potrai risalire alle sorgenti del tuo io e trovare lì la risposta alla domanda di Francesco sul Monte della Verna :
“Chi se’ tu, o dolcissimo Iddio mio? Che sono io…?” (Fonti Francescane n. 1915).
La gioia ti esploderà nel cuore e nella testa quando risponderai a questa domanda. Riconoscerai con l’intelligenza del cuore la tua vocazione, il significato del tuo nome.
E per questa esplosione di gioia tanti altri giovani potranno tornare ad amare la loro vita cantando: Laudato si, mi’ Signore!!!
Fra Marcello
