Sogno o son desto?
Credo nei sogni, perché in essi vedo quella realtà, presente solo nella mia mente, ma talmente perfetta da richiamare tutte le mie energie perché si possa realizzare.
Credo nei sogni, perché nascondono nella foschia i bisogni che riconosco ma che non riesco a soddisfare.
Credo nei sogni, perché sono il motore delle mie giornate, la radice della mia gioia, l’essenza del sorriso che porto in volto.
Ci credo, anche se so che alcuni rimarranno sempre e solo tali: quelli sono i più fragili, che guardo e curo con tenerezza e tra essi quello di una famiglia tutta mia, da riunire la sera tra le quattro mura di casa, dopo che per tutto il giorno è rimasta sparpagliata per il mondo.
Curo questo sogno con affetto particolare perché negli anni mi sono accorto di quanto sia stato importante e per me vitale aver vissuto la famiglia, la mia, come il porto nel quale tornare dopo ogni bella e brutta esperienza… per ricaricarmi, per condividere, per confrontare e consegnare i miei “bagagli”.

Toccare il fondo, o meglio poggiare i piedi sulla base della propria natura umana fatta di peccato e di limiti, è forse l’esperienza più triste e avvilente che possiamo fare in vita, ma è anche punto di partenza per la nostra rinascita.
“Ancora un minuto, solo un attimo…qui sto così bene e il mondo fuori è così…freddo…solo un altro minuto e poi mi alzerò...”… quante volte questo pensiero ha attraversato la mia mente prima di alzarmi la mattina, prima di abbandonare quel caldo e accogliente giaciglio e arrancare faticosamente per dare inizio all’ennesima giornata fatta di impegni e scadenze, di scuola e di compiti…
C’è da fare, c’è da fare… sembra quasi di poter rivedere con lo sguardo della memoria il caporeparto del povero Chaplin nel film “Tempi moderni” mentre lo esortava ad essere sempre più veloce su quel nastro da catena di montaggio…lavorare, sbrigarsi, produrre, fare…ma l’essere? Non che le due cose siano disgiunte, anzi, ma forse azzardiamo delle separazioni sempre troppo affrettate e poco ragionate… ”quello che faccio per vivere è altra cosa da quello che in realtà sono e vorrei fare…ho dei sogni, progetti che non si sposano con il lavoro che sto facendo ma aspetto tempi migliori”… e quali tempi migliori, il paradiso? Si spera che lì di lavoro ce ne sia poco e che tutto il resto sia solo e unicamente piacere.. ma allora perché non farlo diventare già ora un piacere questo “benedetto” lavoro? Ben inteso, il lavoro è fatica, e non solo fatica fisica: è responsabilità, è soddisfazione, è realizzazione, è iniziare per continuare o magari ricominciare tutto da capo, è perseveranza, ingegno, volontà e mille altre cose ancora… cose tutte che però non solo mi impegnano la giornata ma soprattutto riempiono il mio essere, fanno sì che alla fine di una giornata di lavoro possa dire a me stesso: ecco, anche oggi hai messo da parte il tuo gruzzolo di esperienza, hai fattofruttare le tue capacità, hai meritato fiducia e dimostrato autonomia e responsabilità perché c’è sempre qualcosa da fare dentro di noi.
Milano è veramente piena di cartelli alti sei metri che dicono “tutto è intorno a te”, ma manca sempre qualcosa…il punto di partenza...dove sono io perché tutto possa davvero essermi attorno? Se c’è una cosa bella nelle grandi città come questa è che tutti qui siamo uguali: sotto lo stesso cielo, nello stesso vagone di metrò farabutti, colpevoli, superstiti e noi… noi che non abbiamo fatto nulla, ma proprio nulla, noi per i quali il mondo può andare avanti così oppure tornarsene indietro, tanto…