| Ostinàti |
|
|
| Scritto da fra Roberto Pasolini |
| Martedì 22 Marzo 2011 09:31 |
Martedì della II settimana - Tempo di QuaresimaLetture: Is 1,10.16-20 / Sal 49 / Mt 23,1-12
Chissà perché ci risulta così difficile credere che Dio voglia davvero prendersi cura della nostra povertà. E così ci arrangiamo in qualche modo, tentando di rimuovere da soli l’evidenza delle nostre magagne, oscurando i peccati e trascurando il senso di colpa che ne consegue. Ci solleviamo sulle punte dei piedi (cf. Mt 23,12), mendicando un nome con cui sentirci – almeno un pochino – superiori agli altri, rassicurati nella nostra paura di non valere niente. Ciò capitava anche agli «scribi e ai farisei» (23,2), dichiarati ipocriti dal Maestro Gesù, perché bravi a dire, ma non disposti a fare ciò che è giusto davanti a Dio e agli uomini. Sbilanciati sulla forma, per rattoppare in qualche modo le inesattezze della sostanza. Formali e mascherati, come noi rischiamo di essere in ogni istante. Commestibili agli occhi degli altri, ma fasulli davanti a Dio e allo specchio sempre terso della nostra coscienza. Passiamo i giorni per per sentirci «chiamare» (23,7), per «essere ammirati», (23,5) per sedere nei «posti di onore nei conviti, i primi seggi» (23,6). In tal modo diventiamo persone che «legano pesanti fardelli e li impongono sulle spalle» (23,4) dei fratelli, anziché portare «i pesi gli uni degli altri» (Gal 6,2). La Parola ci dice che il nostro cuore è gonfio di assurde ostinazioni. Simili a quelle stupidaggini che non riusciamo a togliere dai nostri giorni: fumare, mangiare troppo e male, usare male il tempo, trattare male il nostro corpo, sciupare i doni di Dio. Meglio «imparare a fare il bene» e cessare di «fare il male» assicura il profeta (Is 1,16-17). Forti di un amore che ci perdona sempre, valorizzando la nostra piccolezza. Sicuri che «chi si umilierà sarà esaltato» (Mt 23,12). |


Giovani 

La parola di Dio oggi ci raggiunge con forza, denunciando la nostra ostinazione nella trappola del ritualismo o formalismo religioso. La voce scomoda e netta del profeta Isaia, ci ricorda che Dio desidera un cambiamento sostanziale e non formale della nostra vita: «Lavatevi, purificatevi, allontanate dai miei occhi il male vostre azioni». Per questo non esita a porci davanti a un bivio: «Se sarete docili e ascolterete, mangerete i frutti della terra. Ma se vi ostinate e vi ribellate, sarete divorati dalla spada» (Is 1,16.19-20). Stesso ritornello anche tra le parole del salmo: «Perché vai ripetendo i miei decreti e hai sempre in bocca la mia alleanza, tu che hai in odio la disciplina e le mie parole ti getti alle spalle?» (salmo responsoriale). Per noi è difficile capire che questo modo di rivolgersi a noi con estremo realismo non contiene alcuna accusa, ma solo il desiderio che la nostra vita si converta al meglio, qualunque siano le sue attuali circostanze: «Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana» (Is 1,18).
Commenti dei lettori