| Momenti di gloria |
|
|
| Scritto da fra Roberto Pasolini |
Martedì della VII settimana - Tempo di PasquaLetture: At 20,17-27 / Sal 68 / Gv 17,1-11
In Gesù possiamo contemplare il modello perfetto di questa gloria, nella splendida preghiera che fa al Padre prima di entrare nella sua passione, alzando gli occhi al cielo: «Tutte le cose mie sono tue, e tutte le cose tue sono mie, e io sono glorificato in loro» (17,10). Non si appropria di nulla il Dio che è il principio di ogni cosa, senza il quale «niente è stato fatto di tutto ciò che esiste» (1,3). Il Figlio conosce l’amore gratuito del Padre che dona tutto e perciò non ha paura di svuotare le mani con un medesimo gesto di restituzione assoluta nei confronti dei suoi discepoli: «le parole che hai dato a me, io le ho date a loro» (17,8). Anche Paolo ha imparato attraverso le sue fatiche apostoliche a servire «con tutta umiltà, tra le lacrime e le prove» (At 20,19) senza essersi «mai sottratto» a «catene e tribolazioni» (cf 20,20.23). Ed è così giunto a non ritenere la sua vita «meritevole di nulla» (20,24), pur di «rendere testimonianza al messaggio della grazia di Dio» (20,24). Paolo è diventato figlio nel Figlio, partecipe della sua stessa gloria povera e umile, lo splendore di chi riceve e dona la vita. Il tempo di Pasqua ci ha regalato ancora una volta l’occasione di contemplare la gloria del Padre e del Figlio, per desiderare e attendere lo Spirito che li unisce. Ormai davanti a noi stanno le orme dell’Amore che muore e risorge perché si offre senza condizioni. Che faremo oggi? Quale gloria cercheremo di indossare in questo giorno? Il Signore Gesù, intanto, prega per noi (cf Gv 17,9)! |

Giovani 

Siamo stati creati per cose grandi, per una vita gloriosa, nonostante l’evidenza sia spesso contraria. I nostri pensieri, i progetti che coviamo nel cuore, le azioni e le direzioni di ogni giorno nascondono, e talvolta rivelano, un’innata tendenza a inseguire una gloria, a raggiungere una bellezza. Eppure, questa predisposizione naturale, per compiersi, deve necessariamente imparare ad indossare quotidianamente i panni dell’umiltà. Non ci sono ricette facili e non esistono regole universali, ma per tutti l’umiltà è l’unico cammino che passando attraverso il confronto con il limite - nostro e altrui - ci conduce a scoprire che la vita, in fondo, è dono e non conquista. Nella misura in cui questa consapevolezza cresce in noi, comprendiamo anche che la vera gloria non appartiene ai momenti speciali della vita, è al contrario un modo di vivere: restituire umilmente «le cose» (Gv 17,7) che da soli non ci siamo dati.
Commenti dei lettori