Il valore delle pause
Giovedì della VI settimana di Pasqua
At 18,1-8 / Sal 97 / Gv 16,16-20
Le Scritture di oggi orientano la nostra riflessione sul significato del tempo, in particolare su quei momenti che, in prima battuta, ci sembrano inutili e insopportabili pause nello spartito della nostra vita.
Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete (Gv 16,16)
Queste parole brevi, misteriose, che Gesù rivolge ai suoi nell’intimità dell’ultima cena consumata insieme, suscitano non poco stupore e perplessità. La spiegazione del Maestro non è chiarissima, ma molto intrigante.
In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà.
Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia (16,20)

Non fu certo un disastro. Anzi, con la sua non comune capacità di entrare in dialogo con qualsiasi contesto culturale, l’apostolo Paolo riuscì a farsi ascoltare volentieri nell’Areopago di Atene. Il suo spirito di osservazione e la sua profonda intelligenza gli permisero di saper catturare prima l’attenzione dei cittadini ateniesi, facendo riferimento alla loro cultura religiosa e poi di azzardare l’annuncio evangelico.
I discepoli non sembravano affatto contenti, tuttavia il Maestro non ha cambiato idea. Anzi, ha persino tessuto l’elogio di quel prossimo, amaro addio.
Cosa fa lo Spirito Santo, dopo che Gesù ha vissuto e compiuto il suo mistero pasquale? Come opera nella vita della chiesa e nella storia del mondo? Potrebbero essere queste le domande che si sollevano di fronte alle due letture di oggi. Il vangelo imbocca la strada dell’approfondimento contenutistico, il racconto degli Atti invece risponde con un’esemplificazione storica.
I momenti più difficili e traumatici della vita nascondono una gloria e offrono imprevedibili possibilità di amore, diceva il vangelo di domenica scorsa. E amare, in fondo, è il motivo per cui esistiamo in questo mondo. Il nostro cuore gode di una certa autonomia, rivelandosi capace di legarsi a tante cose, a tante persone. In questa domenica del tempo pasquale che precede l’Ascensione e, finalmente, la Pentecoste, il Signore Gesù rivendica il diritto di poter ricevere una parte della nostra affettività. Assicurandoci che ne vale proprio la pena. Per lui e per noi.