Chiara

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Assisi
Settimana Santa, anno del Signore 1211

Nella verde pianura umbra da qualche giorno si sente una pace irreale trasportata dal vento centenario della mia terra… tornare a udire il solo rumore della natura dopo le guerre e i combattimenti degli anni passati lascia tranquilli e sorpresi mentre il concertare allegro delle voci degli uccelli ridesta lo spirito in questo marzo d’inizio primavera.
Ma da quel giorno il solo rumore che riesce a destare la mia attenzione è quello delle campane della cattedrale… le sento suonare ma al posto del tintinnare sordo della grande campana mi arriva una voce; non un suono metallico e materiale ma un richiamo caldo e paterno al quale mio padre Favarone non mi ha però abituata. Sento una voce rassicurante e nel lasciare il mio giaciglio notturno mi sorprendo a pregare, inginocchiata alla finestra, mentre la gente entra in san Rufino per la prima messa del mattino. Sono qui in ginocchio e alle solite parole la mia anima sostituisce preghiere nuove, volti amati e desideri, sogni cari. Non ricordo neppure chi fu la prima persona a parlarmi di te, del tuo cambiamento inspiegabile e della tua malattia; non ricordo bene neppure la prima volta che ti ho visto aprire la grande porta di questa chiesa ma non potrò mai scordare la scintilla del tuo sguardo che ieri si è posato su di me e su quel ramo di palma donatomi dal vescovo.

È da quel famoso giorno che continuo a fare un sogno: vedo una piccola chiesa e dentro uomini e donne intenti a pregare, felici di poterlo fare per la vita intera, gioiosi nel possedere il niente che è la ricchezza del Figlio di Dio. Scorgo un uomo piccolo, ma non ne ricordo né il volto né il nome; ha un’aria familiare e le sue parole sono rassicuranti, anche se pronunciate in una lingua che non conosco.

Da quel giorno, quando ti vidi predicare per le strade della città, conservo il tuo dono, quel piccolo seme che ho curato per tutto l’inverno e che da un giorno all’altro farà capolino dalla terra nella quale l’ho adagiato. L’ho conservato come ho fatto con le parole che allora mi dicesti: al mio nome sostituisti un piacevole “pianticella del Signore” e io, per la prima volta, sentii di avere radici diverse da quelle che mi legavano alla casa di mio padre. La Pianticella del Signore iniziò a crescere e a rendere sempre più forti queste sue nuove radici ma è ancora lontana dal mostrare fiera la chioma al cielo. Questa pianticella è cresciuta dentro me e ora sento di non poterla più nascondere.

Ho fatto un sogno, Francesco, e in quel sogno potevo esserci anch’io…

Ho fatto un sogno e continuo a farlo, anche ora mentre ti parlo, e quel sogno lo sto portando nel cuore… aspetto solo un segno, qualcosa che mi faccia capire che non è solo pazzia, ma non scorgo nulla. Sono ancora qui, inginocchiata alla finestra di camera mia. Guardo ma non c’è più nessuno sulla piazza di san Rufino. Mi sporgo oltre, per cercarti, anche se so che non ci sarai ma a sostituirti trovo un ospite gradito e inaspettato; un germoglio verde ha preso il posto del seme che mi hai regalato… la Pianticella del Signore ha smesso di nascondersi e ora sembra che l’intera Assisi si sia fermata ad ammirarla.

Ho fatto un sogno ma ora non è più tempo di sognare; la notte è trascorsa insonne e il sole di questo nuovo giorno rallegra i preparativi della mia partenza.

Ho un sogno e questa notte il Signore lo realizzerà.

Chiara Scifi, figlia di Favarone di Offreduccio
da oggi pianticella di Francesco e di Nostro Signore Gesù

 

 

Nata da Favarone di Offreduccio e da Ortolana, appartenente ad un'alta classe sociale, Chiara dimostra forza d'animo nelle sue scelte radicali che la inducono a sfuggire il matrimonio predisposto dalla famiglia di origine, per seguire il desiderio di dedicare la vita a Dio.
La notte del 28 marzo 1211 (è la sera della domenica delle Palme: Chiara ha solo 18 anni), stando alle testimonianze del processo di canonizzazione, fugge da una porta secondaria della casa paterna, situata nei pressi della cattedrale di Assisi, San Rufino. Subito raggiunge Francesco d'Assisi e i primi frati minori presso la chiesetta di Santa Maria degli Angeli.