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All'origine della nostra proposta di vita c'è l'esperienza che Francesco e Chiara d'Assisi hanno fatto di Gesù: un modo semplice e lineare di vivere Dio, concretizzato in un quotidiano fatto di giorni e di notti, luce e buio...
Come Regola di vita: il santo Vangelo.
La povertà: conquista di libertà che nasce dall'incontro con Cristo povero, passa dall'aiuto concreto all'umanità povera ed esclusa, e trova il suo compimento nell'incarnare la povertà come poveri tra i poveri, come ultimi tra gli ultimi.
La fraternità: vincolo di amore che rende figli dell'unico Padre e coinvolge interamente e senza misura nelle relazioni.
La Chiesa: madre e guida, incarnazione della Trinità, nella quale essere membra vive con la preghiera e le opere.
L'Eucaristia: linfa vitale dell'esistenza attraverso cui essere uno col Tutto.
Francesco e Chiara, fratello minore e sorella povera: questi i nomi che hanno scelto per significare la loro esistenza, eloquente programma di vita; questo l'albero che ha generato tanti germogli e dato alla Chiesa tanti frutti di santità.
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Francesco |
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Scritto da fra Giorgio Rizzi
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Anno di grazia 1226.
Ad Assisi è una bella giornata d'autunno, d'inizio Ottobre; di quelle che il sole, passando per le poche foglie che ancora vestono gli alberi, colora d'arcobaleno la terra.
Francesco…… è il mio nome e come il Signore mi indicò rivolgo a voi il mio saluto:
Il Signore vi dia pace! (FF 1428)
La gente, i miei amici credono che io non ci sia più, che sia morto. Forse è così: forse, quando hanno deposto il mio corpo nudo sulla terra nuda, hanno veramente pensato che il figlio di Bernardone non fosse più; hanno pensato davvero che la bella storia dei compagni del Matto d'Assisi fosse destinata a spegnersi, come il sole di questo tramonto, ma forse non ricordavano che anche i matti hanno un Dio e che quel Dio non è poi così lontano. Quante volte ho pianto e quante lacrime calde sono cadute sulle mie guance, per la felicità che ogni giorno provavo nel vedere con questi occhi discendere dal cielo il Figlio di Dio, Gesù, che per le parole e le mani del sacerdote prende vita sull'altare.
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Chiara |
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Scritto da fra Giorgio Rizzi
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Assisi Settimana Santa, anno del Signore 1211
Nella verde pianura umbra da qualche giorno si sente una pace irreale trasportata dal vento centenario della mia terra… tornare a udire il solo rumore della natura dopo le guerre e i combattimenti degli anni passati lascia tranquilli e sorpresi mentre il concertare allegro delle voci degli uccelli ridesta lo spirito in questo marzo d’inizio primavera. Ma da quel giorno il solo rumore che riesce a destare la mia attenzione è quello delle campane della cattedrale… le sento suonare ma al posto del tintinnare sordo della grande campana mi arriva una voce; non un suono metallico e materiale ma un richiamo caldo e paterno al quale mio padre Favarone non mi ha però abituata. Sento una voce rassicurante e nel lasciare il mio giaciglio notturno mi sorprendo a pregare, inginocchiata alla finestra, mentre la gente entra in san Rufino per la prima messa del mattino. Sono qui in ginocchio e alle solite parole la mia anima sostituisce preghiere nuove, volti amati e desideri, sogni cari. Non ricordo neppure chi fu la prima persona a parlarmi di te, del tuo cambiamento inspiegabile e della tua malattia; non ricordo bene neppure la prima volta che ti ho visto aprire la grande porta di questa chiesa ma non potrò mai scordare la scintilla del tuo sguardo che ieri si è posato su di me e su quel ramo di palma donatomi dal vescovo.
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